di Mariarita Cupersito –
Leone XIV, questo il nome pontificale scelto dal neoeletto Papa Robert Francis Prevost, primo pontefice nordamericano e il primo nato dopo la Seconda guerra mondiale. E’ stato lo stesso Prevost a spiegare la “ragione principale” di questa scelta nel corso del suo primo incontro con i cardinali del Sacro collegio. Immediato il riferimento a Papa Leone XIII, il quale affrontò con l’enciclica Rerum Novarum “la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale”, cambiando per sempre il rapporto tra Chiesa e società.
“Oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di Dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.
Papa Leone XIV prosegue dunque sul cammino già intrapreso da papa Francesco, il quale aveva evidenziato i pericoli dello sviluppo tecnologico e dell’intelligenza artificiale non improntati sull’etica. Bergoglio aveva infatti pubblicato Antiqua et Nova, un approfondimento sul bilanciamento tra intelligenza artificiale e umana nel quale si evidenziava come l’innovazione dovesse sempre avere come fulcro la dignità della persona.
Nel 2024, in occasione del vertice del G7, papa Francesco aveva definito l’intelligenza artificiale come l’inizio di una “rivoluzione cognitivo-industriale”, mettendo in luce i pericoli di un aumento delle disuguaglianze tra le nazioni e le classi sociali. La posizione di papa Francesco sull’AI prevedeva dunque che la stessa dovesse svilupparsi per essere al servizio della vocazione umana, non per recarle pregiudizio.




