Santa Sede. Papa Leone ai Servizi segreti per un’etica dell’Intelligence, ‘Mai usare le informazioni per ricatti e intimidazioni’

di Mariarita Cupersito –

Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza una delegazione di dirigenti e funzionari del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. La delegazione, composta da qualche centinaio di persone, era guidata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Vittorio Rizzi.
“Occorre vigilare con rigore affinché le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditare il servizio di politici, giornalisti o altri attori della società civile”, ha dichiarato Papa Prevost nel corso dell’incontro che non ha precedenti nella storia dei servizi segreti italiani.
“Lo scambio massiccio di informazioni chiede di vigilare con coscienza critica su alcune questioni di vitale importanza: la distinzione tra la verità e le fake news, l’esposizione indebita della vita privata, la manipolazione dei più fragili, la logica del ricatto, l’incitamento all’odio e alla violenza”. “Tutto ciò vale anche per l’ambito ecclesiale”, ha proseguito il Pontefice. “Infatti in diversi Paesi la Chiesa è vittima di servizi di intelligence che agiscono per fini non buoni opprimendo la libertà. Questi rischi vanno sempre valutati ed esigono un’ alta statura morale in chi si prepara a svolgere un lavoro come il vostro e in chi lo svolge da tempo”.
Come riportato da Ansa, Papa Leone ha esortato chi gestisce le informazioni più delicate per la sicurezza del Paese a non sconfinare nel dossieraggio e a bilanciare le esigenze di tutela pubblica con quelle del rispetto della dignità umana e dell’etica.
Concetti che inevitabilmente rimandano ai più recenti casi che hanno coinvolto il Vaticano durante il pontificato di Papa Francesco, tra cui il caso Paragon in cui sarebbero stati oggetto di spionaggio anche
personalità vicine al pontefice e attive nel campo del soccorso umanitario ai migranti come don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea, e l’attivista Luca Casarini.
Il Copasir ha chiuso il caso lo scorso 5 giugno con una relazione votata all’unanimità nella quale si chiariva che don Mattia Ferrari “non risulta sottoposto ad attività intercettiva da parte dell’intelligence italiana mediante lo spyware Graphite di Paragon solutions”, ma ammetteva che “sono stati controllati dai servizi i dispositivi di Luca Casarini, Giuseppe Caccia e David Yambio”, nell’ambito di attività autorizzate “nelle forme e nei limiti previsti dalla legge”.