di Giuseppe Gagliano –

Mentre il mondo osserva con apprensione le crescenti tensioni globali, il conclave per eleggere il successore di Papa Francesco, fissato per il 7 maggio 2025, si preannuncia come un evento che va ben oltre la sfera spirituale. In un contesto che ricorda i giochi di potere della Guerra Fredda, due cardinali italiani emergono come figure di spicco: Matteo Zuppi e Pietro Parolin. Entrambi, con le loro esperienze diplomatiche e il loro peso internazionale, sembrano destinati a influenzare non solo la Chiesa, ma anche gli equilibri geopolitici globali.

Matteo Zuppi, 69 anni, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è conosciuto come il “prete di strada”. La sua vicinanza agli ultimi e il suo impegno per la giustizia sociale lo collocano nella scia di Papa Francesco. Ma Zuppi non è solo un pastore: la sua lunga militanza nella Comunità di Sant’Egidio lo ha reso un mediatore di fama internazionale, artefice di accordi di pace in Mozambico, Guatemala e Burundi. Nel 2023, Francesco lo ha nominato inviato speciale per l’Ucraina, affidandogli la delicata missione di dialogare con Kyiv, Mosca, Washington e Pechino. I risultati, come il rilascio di prigionieri, hanno consolidato la sua reputazione di uomo capace di navigare in acque tempestose.

Il suo profilo progressista lo rende gradito ai riformisti, ma la sua giovane età e la fedeltà al pontificato di Francesco potrebbero ostacolarlo in un conclave che potrebbe preferire un papa di transizione o meno legato alle aperture su migrazione e dialogo interreligioso. Tuttavia, il suo carisma e la sua capacità di costruire ponti lo posizionano come un candidato di peso, capace di mantenere il Vaticano al centro della scena globale.

Pietro Parolin, 70 anni, segretario di Stato dal 2013, rappresenta un altro volto della Chiesa. Discreto, quasi sfuggente, è il “cardinale silenzioso” che ha gestito la diplomazia vaticana in un decennio turbolento. Con esperienze in Nigeria, Messico e Venezuela, Parolin è stato l’architetto dell’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi nel 2018, un’intesa controversa ma storica. La sua abilità nel mediare tra fazioni opposte lo rende una figura rassicurante per chi cerca continuità con Francesco, ma con un approccio più sobrio e istituzionale.

Come cardinale vescovo più anziano sotto gli 80 anni, Parolin presiederà il conclave, un ruolo che gli conferisce un’influenza sottile ma significativa. Tuttavia, il suo passato è macchiato da critiche per la gestione di scandali finanziari, come l’affare immobiliare londinese che ha causato perdite milionarie. Inoltre, alcune voci riportate da National Catholic Reporter suggeriscono che Francesco, negli ultimi mesi, abbia limitato il suo potere, forse per evitare che accumulasse troppa influenza. La sua scarsa esperienza pastorale potrebbe poi alienare i cardinali che desiderano un papa più vicino al popolo.

Il conclave del 2025 si svolge in un mondo frammentato, dove la Chiesa non è solo un’autorità morale, ma un attore geopolitico. La rete diplomatica vaticana, una delle più antiche e ramificate al mondo, rende il papa una figura chiave in crisi come quella ucraina o nelle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Zuppi, con i suoi contatti con il Patriarca Kirill e la sua credibilità in contesti di conflitto, e Parolin, con la sua abilità di negoziare con potenze autoritarie come Pechino, incarnano questa duplice natura della Santa Sede: spirituale e strategica.

Non mancano i timori. La possibilità che il prossimo papa venga coinvolto in scandali, come quelli legati agli abusi o alla corruzione, aleggia sul conclave. I “consulenti anti-corruzione” istituiti da Francesco lavorano per mitigare questi rischi, ma il passato dimostra che il Vaticano non è immune da intrighi. Durante la Guerra Fredda, la Santa Sede era un canale di informazioni tra Est e Ovest; oggi, il suo ruolo di mediatore in un mondo multipolare è altrettanto cruciale.

Con 133 cardinali elettori da 71 paesi, il conclave del 2025 sarà il più globale della storia, un riflesso della visione universalista di Francesco. Parolin, secondo Il Fatto Quotidiano, potrebbe contare su un blocco iniziale di 40 voti, ma la storia dei conclavi insegna che i favoriti spesso inciampano. Zuppi, con il suo appeal pastorale, potrebbe emergere come candidato di compromesso se le fazioni progressiste e conservatrici si bloccassero a vicenda.

Voci su X parlano di una “profonda inimicizia” tra i due cardinali, un fattore che potrebbe spaccare il fronte progressista e aprire la strada a outsider come Luis Antonio Tagle o Pierbattista Pizzaballa. In questo scenario, la guida dello Spirito Santo, tanto invocata, sembra intrecciarsi con calcoli politici e dinamiche di potere che ricordano un romanzo di spionaggio più che un’elezione sacra.

Il conclave del 2025 non sarà solo un momento di riflessione spirituale, ma un crocevia di interessi globali. Matteo Zuppi e Pietro Parolin rappresentano due visioni della Chiesa: una radicata nel popolo e aperta al mondo, l’altra istituzionale e diplomatica. La loro capacità di muoversi tra fede e geopolitica li rende favoriti, ma il risultato dipenderà da un delicato equilibrio di forze, in cui il Vaticano, ancora una volta, si conferma un attore unico sullo scacchiere internazionale.