Siria. Al-Sharaa allontana i fratelli dal potere: mossa per segnare la rottura con l’era al-Assad

di Giuseppe Gagliano

Ahmed al-Sharaa prova a prendere le distanze dal modello di potere costruito dagli al-Assad e lo fa con una decisione altamente simbolica: l’allontanamento dei fratelli Maher e Hazem dai principali incarichi istituzionali. Una scelta che punta a rassicurare la società siriana, i partner arabi e le capitali occidentali sulla volontà della nuova leadership di non replicare il sistema familiare che ha dominato Damasco per decenni.
Secondo i24NEWS, Maher al-Sharaa è stato rimosso dal ruolo di segretario generale della Presidenza siriana e sostituito dall’ex governatore di Homs Abdulrahman al-Aama. Hazem al-Sharaa avrebbe invece lasciato la vicepresidenza del Consiglio supremo per lo sviluppo economico. Maher potrebbe ora essere destinato all’ambasciata siriana a Mosca, incarico che confermerebbe il suo peso nei rapporti con la Russia grazie ai legami personali e linguistici costruiti negli anni.
Più che una vera uscita di scena, la mossa appare come una redistribuzione degli equilibri interni. La famiglia presidenziale arretra dal centro della politica domestica, ma continua a mantenere un ruolo nelle relazioni strategiche del Paese.
Per la nuova leadership siriana il rischio più grande è essere percepita come una semplice replica del vecchio sistema: non più Assad ma ancora un potere concentrato nelle mani di un ristretto nucleo familiare. Il regime degli Assad aveva trasformato la Siria in uno Stato fondato su fedeltà personali, apparati di sicurezza e gestione dinastica del potere. Al-Sharaa sa che qualsiasi continuità visibile con quel modello potrebbe minare la credibilità della transizione.
La rimozione dei fratelli assume quindi un forte valore politico. Serve a trasmettere l’idea di istituzioni meno legate ai clan familiari e più compatibili con le aspettative della comunità internazionale. I Paesi del Golfo, l’Europa e gli Stati Uniti osservano con prudenza la Siria post-Assad e chiedono segnali concreti di discontinuità prima di riaprire pienamente canali diplomatici e finanziari.
Resta però centrale il rapporto con Mosca. La Russia continua a rappresentare un interlocutore indispensabile per Damasco: mantiene basi militari, influenza diplomatica e relazioni profonde con gli apparati siriani. Per questo un eventuale trasferimento di Maher al-Sharaa nella capitale russa sarebbe letto come la volontà di preservare un canale privilegiato con il Cremlino senza mantenerlo al centro della scena interna.
Sul piano geopolitico Ahmed al-Sharaa si muove in equilibrio tra pressioni opposte. Deve dialogare con l’Occidente, rassicurare i Paesi arabi, contenere le tensioni con Israele, gestire la questione curda e impedire una ripresa dello Stato islamico, evitando allo stesso tempo uno scontro frontale con Russia e Iran.
Anche la dimensione economica pesa nella scelta. La ricostruzione della Siria aprirà una gigantesca partita finanziaria fatta di appalti, infrastrutture, energia e investimenti stranieri. La permanenza di un familiare in un ruolo chiave dello sviluppo economico avrebbe alimentato accuse di nepotismo e gestione privatistica delle risorse statali.
La leadership siriana tenta dunque di lanciare un messaggio preciso: la ricostruzione non dovrà trasformarsi in un nuovo monopolio familiare. Ma il vero banco di prova sarà la capacità di costruire istituzioni trasparenti e meno dipendenti dalle fedeltà personali.
La Siria resta infatti un Paese fragile, attraversato da milizie, apparati armati e tensioni territoriali. In questo contesto il controllo delle istituzioni coincide ancora con il controllo della sicurezza e della distribuzione delle risorse. Per al-Sharaa evitare che il potere venga percepito come bottino di famiglia è anche una necessità di stabilità interna.
La rimozione di Maher e Hazem rappresenta quindi un segnale politico importante, ma non ancora una svolta definitiva. Molto dipenderà da ciò che accadrà nei prossimi mesi: chi controllerà davvero gli apparati dello Stato, chi gestirà i fondi della ricostruzione e quali saranno i nuovi equilibri con Mosca, Teheran e le potenze occidentali.
La nuova Siria sarà giudicata proprio su questo: riuscirà a superare il modello dello Stato-famiglia costruito dagli Assad oppure sostituirà semplicemente un clan con un altro.