di Giuseppe Gagliano –
La visita del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres a Damasco, la prima compiuta da un capo dell’Onu in carica dal 2009, segna un importante passo nel reinserimento della Siria sulla scena diplomatica internazionale. L’incontro con il presidente Ahmed al-Sharaa rappresenta il riconoscimento del nuovo assetto politico emerso dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad e apre una nuova fase nella ricerca di sostegno internazionale per la ricostruzione del Paese.
Nel corso dei colloqui, Guterres ha ribadito l’impegno delle Nazioni Unite a sostenere la ricostruzione siriana, sottolineando la necessità di rilanciare infrastrutture, servizi essenziali ed economia dopo quasi quattordici anni di guerra. Damasco punta in particolare a ottenere il sostegno dell’Unione europea e dei partner internazionali per favorire il rientro dei milioni di profughi e affrontare la grave crisi economica che continua a colpire il Paese.
La figura di Ahmed al-Sharaa resta al centro dell’attenzione internazionale. Già noto come Abu Mohammed al-Jolani e fondatore del Fronte al-Nusra, l’attuale presidente ha progressivamente abbandonato i legami con al-Qaeda, trasformando il movimento in una forza politica e militare che ha conquistato Damasco nel dicembre 2024. La successiva revoca delle sanzioni internazionali e la rimozione del suo nome dalle liste del Consiglio di sicurezza hanno favorito il progressivo riconoscimento del nuovo governo da parte della comunità internazionale.
L’Onu, pur sostenendo il processo di normalizzazione, continua a chiedere garanzie sul rispetto dei diritti umani, sulla tutela delle minoranze e sull’accertamento delle responsabilità per gli episodi di violenza settaria registrati negli ultimi mesi. La stabilizzazione del Paese passa anche attraverso l’integrazione delle numerose fazioni armate in un esercito nazionale e la definizione di un equilibrio politico con le comunità curde e le altre componenti della società siriana.
La ricostruzione rappresenta inoltre un terreno di competizione geopolitica. Il nuovo governo punta ad ampliare i rapporti con Stati Uniti, Unione europea, Turchia e monarchie del Golfo, riducendo la dipendenza da Russia e Iran che aveva caratterizzato il precedente regime. Per i partner internazionali, gli investimenti nella ricostruzione offriranno anche l’opportunità di rafforzare la propria presenza nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dei trasporti e delle telecomunicazioni.
Resta aperto il dossier relativo alla presenza militare israeliana nel sud della Siria. Damasco continua a chiedere il ritiro delle forze israeliane dalle aree occupate oltre la linea di disimpegno del 1974, mentre il governo di al-Sharaa sostiene di privilegiare una soluzione diplomatica senza rinunciare alle rivendicazioni territoriali sulle alture del Golan.
La visita di Guterres conferma così il progressivo ritorno della Siria nei principali circuiti diplomatici internazionali. Il percorso di normalizzazione resta però strettamente legato alla capacità del nuovo governo di consolidare le istituzioni, garantire sicurezza interna e offrire sufficienti garanzie politiche ai Paesi chiamati a finanziare la ricostruzione del Paese.




