di Giuseppe Gagliano –
Israele sta rafforzando la propria presenza militare nel governatorato siriano di Quneitra attraverso incursioni, posti di blocco, perquisizioni e operazioni condotte con mezzi corazzati. Le attività non sembrano indicare la preparazione di un’invasione su larga scala, ma piuttosto la volontà di consolidare una fascia di sicurezza all’interno del territorio siriano.
Le operazioni consentono alle forze israeliane di controllare strade e alture, raccogliere informazioni e impedire che l’esercito siriano o altri gruppi armati possano tornare a schierarsi liberamente nelle immediate vicinanze del Golan.
La zona di separazione prevista dall’accordo tra Siria e Israele del 1974 era stata istituita per mantenere distanti i due eserciti ed è sottoposta alla sorveglianza della forza delle Nazioni Unite UNDOF. Dopo la caduta del governo di Bashar al Assad, Israele ha però spostato in avanti parte del proprio dispositivo militare, assumendo il controllo di nuove posizioni sul territorio siriano.
Particolare importanza riveste il Jabal al Sheikh, il Monte Hermon. Le sue alture permettono di osservare il Golan, la Siria meridionale, alcune delle principali direttrici verso Damasco e parte della valle della Bekaa in Libano. Radar, sistemi di ascolto e postazioni di osservazione collocati nell’area possono aumentare sensibilmente la capacità israeliana di individuare movimenti militari e potenziali minacce.
Il controllo delle alture offre inoltre un vantaggio operativo sulla regione circostante e permette alle forze israeliane di mantenere una maggiore capacità d’intervento verso Quneitra e la Siria meridionale. Israele ha già manifestato l’intenzione di mantenere proprie forze sul versante siriano del Monte Hermon per ragioni di sicurezza.
La presenza militare assume contemporaneamente un valore negoziale. Damasco chiede la cessazione degli attacchi israeliani, il ritiro dalle posizioni occupate dopo dicembre 2024 e il ripristino dell’accordo del 1974. Israele punta invece a ottenere garanzie sulla demilitarizzazione della Siria meridionale e sulla limitazione della presenza di forze considerate potenzialmente ostili.
I colloqui mediati dagli Stati Uniti hanno affrontato anche la possibilità di creare differenti fasce di sicurezza, con un ruolo delle Nazioni Unite e limitazioni allo schieramento delle forze siriane. Il controllo israeliano delle posizioni conquistate aumenta quindi il peso negoziale di Tel Aviv in un eventuale accordo futuro.
Un altro elemento centrale riguarda la crescente influenza della Turchia in Siria. Ankara sostiene il nuovo governo di Damasco, partecipa all’addestramento delle sue forze e punta ad avere un ruolo importante nella ricostruzione militare ed economica del Paese.
Per Israele, un’eventuale presenza militare turca permanente in Siria, accompagnata da radar, sistemi antiaerei e velivoli senza pilota, potrebbe limitare la libertà d’azione della propria aviazione. La questione degli schieramenti turchi è stata affrontata anche nei contatti tra rappresentanti israeliani e siriani.
In questa prospettiva, le operazioni contro infrastrutture militari siriane possono essere interpretate anche come un avvertimento ad Ankara. Israele vuole impedire che il ridimensionamento dell’influenza iraniana venga seguito dalla creazione di una presenza militare turca capace di modificare gli equilibri strategici lungo il proprio confine settentrionale.
Nel breve periodo Israele dispone di una netta superiorità militare. Le nuove autorità siriane sono impegnate nella ricostruzione delle istituzioni e delle forze armate e non sembrano avere né la capacità né l’interesse ad aprire un conflitto convenzionale con Israele.
Una presenza israeliana prolungata comporta tuttavia anche rischi. Potrebbe indebolire politicamente il governo di Damasco, alimentare l’ostilità delle comunità locali e offrire spazio a organizzazioni armate intenzionate a colpire pattuglie e installazioni israeliane.
Rimane inoltre il pericolo di incidenti con la Turchia. La presenza nello stesso teatro di forze appartenenti a due potenze regionali con interessi differenti rende necessario un sistema di coordinamento capace di evitare che singoli episodi producano un’escalation.
Israele punta quindi a utilizzare l’attuale debolezza militare siriana per costruire condizioni di sicurezza più favorevoli lungo il Golan, limitando contemporaneamente la possibilità che Iran, Hezbollah o Turchia acquisiscano nuove posizioni strategiche. Il risultato potrebbe essere una fascia di sicurezza più profonda rispetto a quella prevista nel 1974, ma anche l’apertura di un nuovo terreno di confronto destinato a pesare sui rapporti tra Israele, Siria e Turchia.




