di Vincenzo Tartaglia –
Ha suscitato notevole scandalo l’ultimo rapporto rilasciato dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), nel quale l’ente avrebbe ammesso di aver occultato la valutazione dei tossicologi militari tedeschi riguardo al presunto attacco chimico di Douma, nei pressi di Damasco, avvenuto nell’aprile del 2018 durante la guerra civile siriana e attribuito alle forze di Bashar al-Assad. Secondo tali valutazioni, il gas cloro non sarebbe stato la causa delle decine di morti registrate.
In pratica, sarebbe stata censurata la conclusione che smentiva le accuse di un attacco con gas tossici da parte dell’ormai caduto governo di Assad. È emerso, infatti, che gli esperti tedeschi comunicarono all’OPCW già nel giugno del 2018 che le circostanze dei decessi — morte immediata, collasso improvviso, impossibilità di fuga e abbondante schiuma alla bocca e al naso — risultavano incompatibili con un avvelenamento da cloro.
Sarebbe stato inoltre escluso l’utilizzo di cloro, sarin o di qualsiasi altro agente nervino come causa dei decessi, poiché nessuna sostanza chimica tossica sarebbe stata rinvenuta sulla scena o nei campioni biomedici analizzati dai tedeschi.
Gli esperti avrebbero persino ipotizzato che l’episodio potesse configurarsi come un’operazione sotto falsa bandiera, inscenata per accusare il governo siriano.
Nel frattempo, però, la situazione in Siria continua a rimanere estremamente instabile. Il nuovo governo provvisorio guidato da Ahmad al-Sharaa fatica a mantenere il controllo del territorio, della popolazione e perfino delle proprie forze armate.
Secondo quanto riportato da Al-Mayadeen e dalla Hawar News Agency, nella regione di Idlib si sono verificati violenti scontri tra le forze di sicurezza del governo provvisorio siriano e combattenti di origine uzbeka. Gli scontri sarebbero iniziati subito dopo l’arresto di sette cittadini uzbeki da parte delle forze di sicurezza, per motivi rimasti ignoti.
L’episodio dimostrerebbe come l’attuale esercito siriano sia composto da un insieme eterogeneo di milizie jihadiste e mercenari stranieri di diverse nazionalità. Un amalgama che difficilmente potrebbe favorire una reale pacificazione nazionale del Paese mediorientale.
Nella regione drusa di Suweida, invece, violenti combattimenti sono scoppiati tra le forze beduine e i militari del governo provvisorio da una parte, e le unità della Guardia Nazionale drusa dall’altra, nella campagna occidentale della provincia. Inoltre, i familiari delle persone scomparse forzatamente per mano del governo provvisorio siriano e l’associazione “Fratelli di Sangue”, che riunisce i feriti di guerra, hanno organizzato una protesta nel centro cittadino di Suweida, chiedendo informazioni sulla sorte dei parenti scomparsi durante gli scontri settari dello scorso anno.
Per quanto riguarda le regioni a maggioranza alawita, il 29 aprile risultava scomparsa Batoul Suleiman Alloush, giovane studentessa di Latakia, come riportato dal quotidiano Al-Mjhar.
Successivamente è stato pubblicato un video della stessa Batoul, nel quale la giovane dichiarava di aver lasciato la propria comunità religiosa “di sua spontanea volontà” dopo essersi convertita a un’altra confessione, presumibilmente l’islam sunnita.
La famiglia della studentessa e il Consiglio Supremo Islamico Alawita in Siria e nella diaspora hanno però diffuso una dichiarazione nella quale chiedono l’apertura di un’indagine sulla scomparsa e sulla successiva conversione religiosa della ragazza, respingendo fermamente la versione secondo cui avrebbe agito volontariamente.
Il tutto si inserisce in un contesto caratterizzato da una persistente e crescente ondata di rapimenti di donne appartenenti alla minoranza alawita, che — secondo diverse accuse — verrebbero costrette a matrimoni forzati con uomini affiliati a gruppi jihadisti sunniti o ridotte in schiavitù sessuale nella regione di Idlib.
Dalla caduta del governo laico e baathista di Bashar al-Assad, avvenuta nel dicembre del 2024, e dalla successiva ascesa al potere della galassia jihadista guidata da Ahmad al-Sharaa, nel 2025 si sarebbero verificati massacri nelle regioni costiere di Latakia e Tartous, a maggioranza alawita. Diverse stime parlano di oltre 2.000 vittime appartenenti alla minoranza, colpite anche in ragione della loro appartenenza religiosa, considerata eretica dalle varie sigle jihadiste sunnite presenti nel Paese.
Ad aumentare ulteriormente l’instabilità della Siria contribuiscono non solo i fattori interni, ma anche quelli esterni, in particolare le continue incursioni e le operazioni militari israeliane nella regione di Quneitra, al confine tra i due Paesi.
Secondo un rapporto del Sijil Centre, organizzazione siriana di ricerca e monitoraggio, tra l’agosto del 2025 e il maggio del 2026 le forze armate israeliane avrebbero commesso almeno 1.672 violazioni all’interno del territorio siriano. I dati diffusi mostrerebbero inoltre un forte incremento delle operazioni israeliane in Siria dopo l’ultima guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.




