di Giuseppe Gagliano –

Russia e Siria hanno raggiunto un’intesa che consentirà a Mosca di mantenere la propria presenza militare nelle basi di Tartus e Hmeimim, trasformandole in centri congiunti di addestramento e sviluppo delle capacità militari. L’accordo, raggiunto il 9 agosto, è stato al centro anche del colloquio telefonico tra Vladimir Putin e Ahmed al Sharaa e segna il passaggio dal rapporto privilegiato costruito durante il governo di Bashar al Assad a una cooperazione fondata su nuovi equilibri.

La caduta di Assad non ha quindi determinato l’espulsione delle forze russe dalla Siria. Al Sharaa ha scelto di negoziare la loro permanenza, ottenendo in cambio un maggiore controllo sulle infrastrutture. Damasco assumerà infatti la gestione degli impianti civili e dell’aeroporto internazionale di Latakia, finora strettamente collegato alle attività militari russe.

Il compromesso consente alla Russia di conservare due infrastrutture fondamentali per la propria proiezione nel Mediterraneo, ma con una libertà d’azione inferiore rispetto al passato. La Siria, parallelamente, recupera parte del controllo territoriale senza rinunciare alla cooperazione militare, diplomatica ed economica con Mosca.

Tartus rappresenta per la Marina russa un importante punto logistico nel Mediterraneo orientale, mentre Hmeimim garantisce capacità di trasporto, ricognizione e collegamento con la Libia e con altre aree africane nelle quali Mosca mantiene interessi politici e militari. La perdita delle due basi indebolirebbe sensibilmente la capacità russa di operare tra Medio Oriente, Mediterraneo e Africa settentrionale.

Per questo il Cremlino appare disposto ad accettare una presenza ridimensionata e sottoposta a maggiore controllo siriano. Mosca non svolge più il ruolo di garante esclusivo del governo di Damasco, ma attraverso le proprie basi conserva uno strumento per impedire una completa marginalizzazione della Russia a vantaggio di Turchia, Stati Uniti e monarchie del Golfo.

La presenza russa offre inoltre ad al Sharaa un contrappeso diplomatico rispetto a Israele. Putin ha condannato le violazioni della sovranità siriana, pur senza indicare la volontà di arrivare a un confronto militare con lo Stato ebraico. Per Damasco, tuttavia, mantenere rapporti con Mosca significa conservare un interlocutore capace di esercitare influenza sugli equilibri regionali.

Il futuro delle relazioni tra Russia e Siria si giocherà anche sul terreno economico. Damasco necessita di energia, cereali, infrastrutture, investimenti e ricostruzione industriale. Mosca dispone di risorse finanziarie inferiori rispetto alle monarchie del Golfo, alla Cina e ai Paesi occidentali, ma può concentrarsi su energia, fosfati, attività portuali, forniture agricole, manutenzione degli equipaggiamenti militari e formazione delle forze armate.

Il governo siriano potrebbe quindi distribuire la cooperazione economica e strategica tra diversi interlocutori, mantenendo alla Russia alcuni settori militari ed energetici, affidandosi alla Turchia per parte degli scambi e delle infrastrutture, cercando capitali nel Golfo e puntando sull’Occidente per la normalizzazione finanziaria e l’alleggerimento delle restrizioni economiche.

Resta sullo sfondo la decisione russa di accogliere Assad, elemento destinato a pesare nei rapporti con le nuove autorità. Damasco sembra tuttavia distinguere le questioni legate al precedente governo dagli interessi strategici attuali. Espellere completamente Mosca significherebbe rinunciare in tempi brevi a capacità militari, competenze tecniche e relazioni diplomatiche difficilmente sostituibili.

Per Putin l’accordo rappresenta invece il prezzo necessario per evitare la perdita definitiva della Siria. La presenza russa è oggi più limitata rispetto agli anni della guerra civile, ma la permanenza a Tartus e Hmeimim consente al Cremlino di conservare una leva strategica nel Mediterraneo orientale e verso l’Africa.

Il nuovo rapporto tra Mosca e Damasco nasce quindi da interessi convergenti più che da un’alleanza politica. La Russia mantiene le proprie basi strategiche, mentre al Sharaa può utilizzare la presenza russa per bilanciare l’influenza di Turchia, Israele, Stati Uniti e monarchie arabe.