di Samuele Lucia –
L’ISIS ha intensificato nelle ultime settimane gli attacchi contro le forze governative siriane nelle regioni centrali e orientali del Paese. Lo riferiscono fonti della sicurezza e osservatori locali, secondo cui gli episodi si concentrano in particolare nelle province di Deir ez-Zor, Raqqa e Homs, dove le cellule del gruppo conducono operazioni di guerriglia in aree desertiche e rurali difficilmente controllabili in modo continuativo dalle forze regolari. Gli attacchi includono imboscate contro pattuglie militari, ordigni esplosivi improvvisati lungo le strade e assalti rapidi contro i posti di blocco.
Non sono disponibili dati ufficiali consolidati sul numero complessivo degli attacchi, ma è certo che si sta assistendo a un aumento dell’attività rispetto ai mesi precedenti, in particolare nelle aree desertiche considerate da tempo zone di rifugio per cellule residue dell’organizzazione.
Secondo analisti della sicurezza regionale, la ripresa delle operazioni è legata alla persistente instabilità del Paese e alla frammentazione del controllo territoriale, che limita la capacità delle autorità siriane di mantenere una presenza stabile nelle aree periferiche. Le difficoltà economiche e la carenza di risorse militari contribuiscono ulteriormente a creare condizioni favorevoli alla mobilità dei gruppi armati, che procedono con l’arruolamento di giovani.
L’ISIS ha perso il controllo del territorio in Siria e Iraq nel 2019, dopo anni di offensiva da parte delle forze locali e della coalizione internazionale. Da allora l’organizzazione ha abbandonato la struttura territoriale del cosiddetto “califfato”, riconfigurandosi come insurrezionale decentralizzata.
Le attività del gruppo si basano oggi su cellule disperse, reti locali e operazioni a bassa intensità, con l’obiettivo di logorare le forze di sicurezza e mantenere una capacità operativa nelle aree meno presidiate.
La coalizione internazionale a guida statunitense continua a condurre operazioni mirate contro presunti leader e infrastrutture logistiche dell’ISIS per limitarne la capacità operativa e prevenire la riorganizzazione strutturata.




