Siria. Prosegue la costruzione del muro turco attorno ad Afrin. Le proteste dei curdi

di Giovanni Sartori

Prosegue la costruzione del muro attorno alla città curdo-siriana di Afrin, voluto dal governo di Ankara e che di fatto sottopone la città e le zone limitrofe al completo controllo turco, per quanto si trovi ben oltre il confine.
Il muro, alto mediamente tre metri, si va allungando per oltre 70 chilometri allo scopo di inglobare la maggior parte della regione curda per isolarla dal territorio siriano.
Ufficialmente realizzato per “proteggere” l’area dalla guerriglia curda, in realtà dovrà fornire protezione ai gruppi islamisti alleati di Ankara, qui ormai stabilmente insediati dopo che i militari turchi hanno costretto molti dei curdi alla fuga. Non solo. Rappresenterà il suggello definitivo del cambiamento demografico (eufemismo per “pulizia etnica”) in atto.
Ma la popolazione non sembra volersi rassegnare. Fin dall’annuncio della costruzione della struttura numerose manifestazioni di protesta si sono svolte nel Rojava (Kurdistan Siriano). Particolarmente numerosa e combattiva quella del 12 maggio nella cittadina di Amude (centro amministrativo del cantone di Cizir) contro l’occupazione turca avviata più di un anno fa in totale violazione del diritto internazionale.
Nel suo intervento Selva Sileman, copresidente del Consiglio popolare di Amude, ha sottolineato che “così come proseguono le pratiche di espulsione e di sterminio utilizzate dalle truppe di occupazione turche e dai loro alleati jiadisti in Afrin, ugualmente prosegue sotto gli occhi indifferenti del mondo intero la costruzione illegale del muro”.
I manifestanti portavano in corteo le foto delle vittime civili, centinaia, provocate dall’attacco dell’esercito turco, soprattutto tra gennaio e marzo 2018.
Altri ostentavano striscioni e cartelli molto espliciti: “Abbasso lo stato turco!”, “La determinazione delle donne fermerà l’occupazione”, “No alla guerra!”.