di Giuseppe Gagliano –
Mentre la guerra civile siriana sembra volgere al termine, le divisioni interne al Paese si fanno più profonde. Le tensioni tra sunniti e alawiti sono esplose in episodi di violenza settaria, con almeno 15 miliziani del gruppo jihadista sunnita Hayat Tahrir al-Sham (HTS) uccisi in scontri con comunità alawite. Questi ultimi, da sempre una minoranza sciita privilegiata dal regime di Bashar al-Assad, stanno affrontando accuse e vendette per il ruolo avuto durante il conflitto.
Nelle roccaforti alawite lungo la costa siriana e nei villaggi vicini ad Aleppo, si moltiplicano gli atti di ritorsione. Le vittime di queste vendette non sono solo miliziani sunniti, ma anche paramilitari alawiti e persino cristiani accusati di aver collaborato con il regime. Questi gruppi erano spesso impiegati in operazioni “sporche”, come l’eliminazione di oppositori e la gestione di prigionieri torturati.
La tensione è aumentata dopo la diffusione di un video che mostrava l’attacco incendiario a un luogo sacro sciita ad Aleppo. Questo episodio ha scatenato una spirale di violenza, con raid e punizioni sommarie nei villaggi alawiti, inclusa l’area di Qardaha, città natale del clan al-Assad.
La Siria post-bellica è un mosaico di comunità profondamente frammentate. Le aree controllate dalla Turchia, come Idlib, vivono sotto un sistema economico e giuridico separato, dove si usa la lira turca e le donne indossano abiti tradizionali islamici. In contrasto le zone alawite mantengono un legame con elementi dell’ancien regime, anche se sotto un rigido coprifuoco imposto per contenere le tensioni settarie.
I notabili locali tentano di avviare dialoghi tra le comunità, ma le strade sono dominate dal sospetto e dal risentimento. La paura di una nuova ondata di violenze settarie aleggia su città come Homs, dove pattuglie armate presidiano i quartieri alawiti.
Il destino della Siria è ancora strettamente legato alla famiglia al-Assad. Maher al-Assad, fratello di Bashar e capo della Quarta Divisione, rimane una figura chiave nel mantenimento del controllo militare. Tuttavia il declino del regime e il progressivo isolamento internazionale stanno indebolendo il suo potere.
La famiglia al-Assad affronta non solo sfide esterne ma anche crescenti malcontenti interni, persino all’interno delle loro stesse roccaforti. Accusati di aver abbandonato il Paese al caos, molti membri della comunità alawita ora cercano di prendere le distanze dal regime, tentando di ricostruire la propria identità in un Paese devastato.
La Siria è lontana dal trovare pace e stabilità. Le tensioni settarie tra sunniti e alawiti, alimentate da decenni di oppressione e una guerra civile brutale, minacciano di trasformarsi in una nuova fase di conflitto. Senza una vera riconciliazione nazionale, il rischio è che il Paese rimanga un terreno fertile per nuove ondate di violenza, mentre il futuro della Siria come nazione unitaria resta incerto.












