di Manuel Giannantonio –

L’offensiva dell’esercito turco contro i curdo-siriani dell’Ypg (ala armata del phd, il Partito democratico), entra nella seconda settimana e rischia di intensificarsi sotto la pressione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ha promesso di continuare nel combattimenti nonostante gli appelli internazionali ripetuti.

Venerdì il capo di Stato turco ha promesso di impiegare le sue forze contro la città di Minbej, dove Washington ha inviato le sue truppe spingendole fino alla frontiera irachena. L’offensiva turca condotta nella regione di Afrin (nord ovest della Siria), mira le Unità di protezione del popolo (Ypg), una milizia curda considerata come “terrorista” per Ankara, ma alleata degli Stati Uniti nella lotta contro il sedicente Stato Islamico, si pensi alla storica battaglia di Kobane.

Mentre i soldati turchi e ribelli siriani sostenuti da Ankara, in particolare i turcomanni, tentano da sabato di sfondare le linee curde, l’amministrazione semiautonoma di Afrin ha esortato giovedì il regime di Damasco a intervenire per impedire gli assalti.

L’operazione turca ha inasprito le tensioni già vive tra Ankara a Washington, ed anche la conversazione telefonica tra Erdogan e Trump di venerdì è risultata essere benzina sul fuoco: Minbej, che il presidente turco ha promesso di “pulire”, è una città sotto il controllo dello Ypg a un centinaio di chilometri ad est di Afrin, dove già diverse centinaia di militari americani sono dislocati.

Con le minacce di Erdogan contro Minbej, “un confronto militare diretto tra l’esercito turco e le forze americane è possibile”, ha osservato l’analista e consulente dei rischi per Verisk Maplecroft, Anthony Skinner, per il quale le relazioni tra Ankara e Washington sono sull’orlo del precipizio. E difatti profondi disaccordi tra la Turchia e gli Stati Uniti sullo Ypg avvelenano da oltre un anno le relazioni tra questi due alleati della Nato, per cui durante la conversazione con Erdogan il presidente Usa Donald Trump ha “esortato la Turchia a ridurre e limitare le sue azioni militari” e chiesto di evitare qualsiasi azione che rischi di provocare uno scontro tra le forze turche e americane”.

Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo (Osdh),organizzazione vicina alle opposizioni e con sede a Londra, gli scontri hanno provocato la morte di oltre 110 persone tra le due fazioni contrapposte, mentre 38 civili sono morti nei bombardamenti turchi.