Slovacchia. Fico si smarca dall’Occidente sulla NATO e sull’Ucraina

di Giuseppe Gagliano

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha di recente dichiarato un cambio la contrarietà all’adesione dell’Ucraina alla NATO, cosa che segna un nuovo capitolo nella postura geopolitica dell’Europa centro-orientale. Mentre molti Paesi membri dell’UE e dell’Alleanza Atlantica mantengono un sostegno incondizionato a Kiev, Fico ha scelto di seguire un sentiero divergente, accogliendo una narrazione che pone al centro gli interessi nazionali e le relazioni con Mosca.
Secondo Fico l’ingresso dell’Ucraina nella NATO non è praticabile, ma la Slovacchia continuerà a supportare l’integrazione di Kiev nell’Unione Europea, una volta che il conflitto sarà risolto. Tuttavia, questa dichiarazione non è priva di ambiguità. Da un lato, il primo ministro ammette che l’Ucraina potrebbe perdere parte del suo territorio; dall’altro, riconosce l’importanza di fornire garanzie di sicurezza attraverso la presenza di truppe straniere.
Tale posizione, che riecheggia quella del premier ungherese Viktor Orban, riflette un crescente scetticismo verso l’approccio bellico e le politiche sanzionatorie dell’Occidente. Il rifiuto di Fico di sostenere ulteriori forniture militari a Kiev, pur consentendo vendite commerciali, sottolinea una visione pragmatica che pone al centro la stabilità interna e la sicurezza energetica.
La questione energetica rappresenta un altro punto critico nella strategia slovacca. Il possibile stop delle forniture di gas russo, in seguito alla scadenza del contratto tra Naftogaz e Gazprom, pone Bratislava in una posizione di vulnerabilità. In un contesto di tensioni crescenti con l’UE, la Slovacchia sembra pronta a collaborare con Budapest per garantire approvvigionamenti alternativi, dimostrando una crescente dipendenza da Mosca.
Le dichiarazioni di Fico sulle esplosioni nei gasdotti Nord Stream suggeriscono inoltre una narrativa che alimenta sospetti verso l’Occidente. Il primo ministro slovacco ha lasciato intendere che l’attacco potrebbe nascondere motivazioni più ampie, mettendo in discussione la trasparenza delle dinamiche geopolitiche alla base del conflitto ucraino.
La Slovacchia, insieme a Ungheria e Serbia, si è inoltre posizionata come bastione contro l’immigrazione illegale, opponendosi alle quote di redistribuzione proposte dall’UE. Questo approccio, condiviso da Orban, alimenta una narrativa sovranista che sfida i principi di solidarietà europea. Nel lungo termine, il rischio è che posizioni simili possano rafforzare le divisioni all’interno dell’Unione, creando un asse di Paesi che favoriscono relazioni bilaterali piuttosto che strategie comuni.
Fico ha anche messo in discussione la coesione dell’UE, sostenendo che l’egoismo di Francia e Germania potrebbe portare a un suo indebolimento strutturale. Un’affermazione che, sebbene provocatoria, riflette le tensioni esistenti tra gli Stati membri sulle priorità economiche e politiche.
Con la sua recente visita a Mosca e l’apparente allineamento con Viktor Orban, Fico sta ridisegnando la politica estera slovacca, orientandola verso un pragmatismo che privilegia gli interessi nazionali rispetto alla linea comune europea. Tuttavia, questa scelta comporta rischi significativi. L’avvicinamento a Mosca potrebbe isolare ulteriormente la Slovacchia dai suoi partner occidentali, limitando il suo margine di manovra all’interno dell’UE e della NATO.
Se il pragmatismo di Fico rappresenta una strategia valida per affrontare le sfide immediate, nel lungo termine potrebbe compromettere la posizione della Slovacchia come membro influente dell’UE e della NATO. Come spesso accade in politica internazionale, la ricerca di soluzioni rapide e vantaggi immediati rischia di generare conseguenze impreviste, specialmente in un contesto complesso come quello europeo.
La Slovacchia di Fico sta tracciando una linea che sfida i dogmi dell’Occidente, ma che rischia di trasformarsi in un esercizio di equilibrio instabile. Quando la sicurezza energetica e geopolitica si intrecciano, il margine di errore è minimo, e il prezzo di una scelta sbagliata può essere estremamente alto.