di Alberto Galvi –
In Slovenia si è svolto un referendum che mirava a consentire agli adulti malati terminali di porre fine alla propria vita con assistenza medica. La proposta è stata però respinta dagli elettori. I risultati indicano che l’applicazione della legge già approvata sarà sospesa per almeno un anno.
La nuova consultazione referendaria era stata promossa dalla Chiesa cattolica e dall’opposizione parlamentare conservatrice. Per la Chiesa il suicidio assistito contraddice i principi del Vangelo, della legge naturale e della dignità umana. Questo fronte ha raccolto più delle 40 mila firme necessarie per indire una nuova votazione. Il Parlamento sloveno aveva approvato la legge lo scorso luglio, dopo che un precedente referendum, nel 2024, si era espresso a favore della normativa con il 55% dei voti.
Il primo ministro Robert Golob aveva invitato i cittadini a confermare la legge. Il testo prevedeva che i malati terminali potessero ottenere assistenza per morire qualora la loro sofferenza fosse divenuta insopportabile e tutte le opzioni terapeutiche fossero state esaurite. La normativa avrebbe inoltre consentito il suicidio assistito in assenza di ragionevoli prospettive di guarigione o di miglioramento delle condizioni del paziente. Restava esclusa, invece, la possibilità di accedervi per porre fine a sofferenze dovute a malattie mentali.
Attualmente alcuni Paesi europei permettono ai malati terminali di ricorrere all’assistenza medica per porre fine alla propria vita, tra cui Belgio, Paesi Bassi, Austria e Svizzera. In altri Stati, invece, questa pratica rimane illegale, anche in presenza di gravi sofferenze.




