di Giuseppe Gagliano –
Il presidente Hassan Sheikh Mohamoud e i principali leader dell’opposizione hanno firmato un accordo che dovrebbe aprire la strada alle elezioni generali del 2026. Per la prima volta il Paese si avvia verso un sistema basato sul suffragio universale, abbandonando il vecchio meccanismo clanico. È un passo che, almeno sulla carta, potrebbe segnare una svolta storica: dal tribalismo politico a una democrazia più inclusiva. Lo stesso presidente ha parlato di “porte aperte alla ricostruzione dello Stato”.
Eppure, dietro l’entusiasmo si nascondono molte fragilità. L’opposizione resta divisa e figure di spicco, come l’ex presidente Sherif Sheikh Ahmed, contestano la possibilità di riforme così radicali in un contesto segnato dall’instabilità e dalla violenza. L’adozione del suffragio universale richiede istituzioni solide, sicurezza diffusa e fiducia nelle regole comuni: elementi che la Somalia, dopo decenni di guerre civili, non ha ancora consolidato. C’è il rischio che la riforma resti un compromesso formale, incapace di tradursi in un reale consolidamento democratico.
Sul piano militare, la firma dell’accordo arriva mentre al-Shabaab continua a guadagnare terreno. La caduta della città di Tardo e l’avanzata nella regione di Hiraan hanno provocato lo sfollamento di migliaia di persone, minando la credibilità del governo centrale. Il gruppo jihadista, legato ad al-Qaeda, non solo mantiene il controllo di vaste aree rurali, ma continua a imporre la sua visione della sharia e a rappresentare un polo di attrazione per i giovani emarginati. Ogni progresso politico rischia di essere annullato se la sicurezza resta precaria e le aree periferiche sfuggono al controllo statale.
La transizione elettorale si intreccia con una condizione economica devastante. L’agricoltura, base di sopravvivenza per la popolazione, è messa in ginocchio dal conflitto e dai cambiamenti climatici. Le infrastrutture sono fragili, i flussi commerciali instabili e la dipendenza dagli aiuti internazionali rimane altissima. Senza uno sviluppo economico che accompagni la riforma politica, il suffragio universale rischia di essere un guscio vuoto. Inoltre lo sfollamento interno alimenta tensioni tra clan, aggravando i conflitti locali.




