Spagna. Tra crisi energetica e tensioni geopolitiche: la strategia di Madrid

di Vincenzo Tartaglia –

A causa della guerra in Medio Oriente, sviluppatasi nelle ultime settimane, e della conseguente chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran, i rifornimenti di petrolio e gas hanno subito una grave interruzione. Una situazione che ha destato forte preoccupazione in numerosi Paesi del mondo e, in Europa, in particolare in Spagna.
Madrid, consapevole dei rischi legati alla carenza di idrocarburi, ha scelto di tutelare i propri interessi evitando il coinvolgimento nel conflitto. Il governo spagnolo ha infatti negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle proprie basi militari e ha accettato di pagare un pedaggio all’Iran per garantire il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz.
Una tregua fragile, monitorata con attenzione dai vertici politici della capitale spagnola, che guardano con apprensione alla possibilità di una soluzione diplomatica. L’obiettivo è evitare che la crisi travolga ulteriormente le già delicate economie europee, tra cui quella spagnola.
In questo contesto si inserisce la decisione del ministro degli Esteri, José Manuel Albares, di riaprire l’ambasciata spagnola in Iran. Contestualmente, è stato incaricato l’ambasciatore Antonio Sánchez-Benedito di lavorare per consolidare il cessate il fuoco di due settimane, come riportato dal quotidiano El País.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha accusato la Spagna di essere “mano nella mano con il regime iraniano”. Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di una “guerra diplomatica” scatenata da Madrid, arrivando a minacciare conseguenze per le scelte del governo spagnolo. Secondo quanto riportato da La Sexta, Israele avrebbe inoltre disposto l’espulsione dei rappresentanti spagnoli dal Centro di coordinamento civile-militare (CMCC), incaricato di monitorare il cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza.
Nel frattempo, sul fronte interno, la crisi energetica riaccende il dibattito sul futuro del nucleare. Le principali compagnie elettriche spagnole, tra cui Iberdrola ed Endesa, hanno sollecitato il governo guidato da Pedro Sánchez a rivedere il piano di chiusura anticipata delle centrali nucleari entro il 2027. Secondo quanto riportato da testate come El Periódico de España e La Gaceta de la Iberosfera, l’attuale instabilità in Medio Oriente dimostrerebbe la necessità di rafforzare la produzione energetica nazionale per garantire maggiore sicurezza.
Le aziende del settore sostengono inoltre che i reattori della centrale nucleare di Almaraz, situata in Estremadura e operativa dagli anni Ottanta, possano essere tecnicamente idonei a proseguire l’attività fino al 2063.