di Simone Frusciante –
Tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre, per all’incirca una settimana, il ciclone tropicale Ditwah si è abbattuto sullo Sri Lanka. Oltre alla scia di morte e distruzione lasciata nelle aree centro-meridionali, la tempesta non ha risparmiato neanche il resto dell’isola, mietendo vittime e provocando ingenti danni in vaste zone, inclusa Colombo, capitale e centro economico del Paese. Ditwah è stato definito come il ciclone più distruttivo nella storia dello Sri Lanka e il più grave disastro naturale ad averlo colpito nell’ultimo ventennio, dopo lo tsunami del 2004.
Tra ottobre e dicembre, l’Oceano Indiano settentrionale è annualmente interessato dalla stagione dei cicloni tropicali. Tuttavia, secondo gli scienziati, il ciclone Ditwah è stato particolarmente violento in ragione degli effetti del cambiamento climatico, poiché le acque più calde degli oceani conferiscono maggiore potenza ai cicloni. In aggiunta, Ditwah è stato rafforzato dalle intense piogge monsoniche che nel medesimo periodo si verificano in Asia meridionale e nelle regioni attigue.
Finora le alluvioni e le frane generate dall’impatto del ciclone hanno causato ben oltre 600 morti, ma è plausibile ritenere che il bilancio possa aumentare ulteriormente, dal momento che risultano ancora centinaia di dispersi. Secondo le stime, più di 75mila case sono state danneggiate, mentre circa 5mila sarebbero state completamente distrutte. Oltre 2 milioni di persone sono state coinvolte, equivalenti al 10% della popolazione srilankese, con centinaia di migliaia costrette a trovare rifugio nelle strutture messe a disposizione dal governo.
Il 28 novembre scorso il presidente Anura Kumara Dissanayake ha proclamato lo Stato di emergenza nazionale, così da velocizzare il coordinamento per poter prestare soccorso alle vittime del disastro e mobilitare un numero maggiore di risorse economiche. Inoltre, dopo aver dichiarato “zone disastrate” 22 dei 25 distretti nazionali, il Capo dello Stato ha anche richiesto ufficialmente l’aiuto della comunità internazionale, con Paesi come India, Cina, Pakistan, Bangladesh, Nepal, Australia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti che hanno prontamente attivato l’invio di fondi per l’assistenza umanitaria, oltre che di personale e forniture alimentari e sanitarie.
Il ciclone Ditwah è giunto in una congiuntura estremamente delicata per lo Sri Lanka, che lentamente si sta avviando sulla strada della ripresa dopo aver vissuto diversi anni di forti turbolenze politiche ed economiche. Il presidente Dissanayake ha esplicitamente affermato che, malgrado i significativi passi avanti che sono stati fatti, il Paese non è in grado di affrontare la crisi da solo. Si stima, infatti, che i costi per la ricostruzione potrebbero ammontare a 7 miliardi di dollari.
Nel 2022, all’apice della crisi, il governo srilankese dichiarò il default del debito; inoltre, una grave carenza nelle riserve di valuta estera determinò una penuria di generi di prima necessità, come cibo e carburante, nonché un aumento esorbitante dell’inflazione. Esplosero manifestazioni di piazza contro la cattiva gestione dell’economia e la corruzione diffusa che presto sfociarono nella violenza. L’allora presidente Gotabaya Rajapaksa rassegnò le dimissioni e fu costretto alla fuga, venendo succeduto da Ranil Wickremesinghe.
Nel 2023, la nuova amministrazione srilankese negoziò con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 3 miliardi di dollari, in cambio del quale Colombo si impegnava a una serie di riforme che avrebbero richiesto l’imposizione di misure di austerità. In occasione del ciclone Ditwah, il FMI ha concesso un finanziamento di emergenza di 200 milioni di dollari, prioritario rispetto alla periodica valutazione sul prestito, che è stata rimandata ai primi mesi del 2026.
Alle elezioni presidenziali tenutesi l’anno scorso, il presidente uscente Wickremesinghe fu sconfitto da Anura Kumara Dissanayake, esponente del Fronte di Liberazione Popolare, partito di sinistra con una forte componente ideologica marxista-leninista, parte dell’alleanza Potere Nazionale del Popolo. Dissanayake, ritenuto un candidato di rottura, è stato il primo Presidente srilankese eletto a non essere membro di partiti tradizionali. La sua vittoria è stata l’espressione della netta volontà di cambiamento da parte della popolazione.
Il 2024 si era concluso con un dato incoraggiante proveniente dalla crescita del PIL, attestatasi al 5%. Tuttavia, a causa dei devastanti effetti del ciclone Ditwah, ora potrebbe assistersi a una nuova battuta d’arresto, in quanto le stime prevedono un calo dello 0,5-0,7% sulla crescita, già al ribasso rispetto ai dodici mesi precedenti. Duramente colpito il settore turistico, che da gennaio ad ottobre 2025 aveva registrato guadagni per 2.7 miliardi. Con un debito prossimo al 100% del PIL ed un atteso aumento dell’inflazione a causa dell’interruzione nelle supply chain, lo Sri Lanka rischia una rinnovata fase di instabilità, che solo un intervento dei partner internazionali può scongiurare.




