Sud Sudan. Possibili trattative con Israele per il reinsediamento dei palestinesi

di Giuseppe Gagliano –

Secondo Associated Press, il Sud Sudan starebbe trattando con Israele per accogliere palestinesi espulsi da Gaza. La visita della vice ministra degli Esteri israeliana Sharren Haskel a Juba, pianificata da tempo, si intreccia ora con indiscrezioni su un reinsediamento che, nelle intenzioni di Tel Aviv, sarebbe parte della strategia lanciata da Donald Trump: svuotare l’enclave palestinese e trasformarla in un’area turistica e commerciale di lusso.
Israele ha creato un’agenzia per gestire quelle che definisce “partenze volontarie”, ma esperti di diritto internazionale parlano apertamente di deportazioni. Netanyahu ha dichiarato che è “giusto permettere alla popolazione di andarsene” prima di un’offensiva totale. Dietro il linguaggio diplomatico, molti leggono una pulizia etnica mascherata. Funzionari egiziani affermano di conoscere da mesi il tentativo israeliano di trovare un Paese terzo disposto ad accogliere i palestinesi e di aver esercitato pressioni su Juba per rifiutare.
Il Paese africano è tra i più instabili al mondo: uscito nel 2011 da una lunga guerra d’indipendenza, è precipitato in un conflitto civile che ha ucciso 400mila persone e distrutto l’economia. Vive di aiuti umanitari e affronta oggi il rischio di carestia. Un fragile accordo di pace regge dal 2018, ma le tensioni restano. Gli Stati Uniti applicano sanzioni mirate e limitano i visti, rendendo ogni apertura diplomatica verso Israele potenzialmente collegata a un allentamento delle misure punitive.
Per Israele coinvolgere il Sud Sudan avrebbe diversi vantaggi: proiettare influenza in Africa orientale, consolidare rapporti con un Paese vicino al bacino del Nilo e assicurarsi un partner disposto a collaborare in un piano respinto da gran parte della comunità internazionale. Per Juba, l’operazione potrebbe diventare una moneta di scambio per ottenere fondi, aiuti e la rimozione di sanzioni, ma rischia di destabilizzare ulteriormente il fragile equilibrio interno.
Accettare migliaia di palestinesi sfollati significherebbe per il Sud Sudan gestire un flusso di popolazione vulnerabile in un contesto già segnato da scarsità di risorse e tensioni etniche. Per Israele, riuscire a trovare un Paese terzo pronto ad accogliere gli espulsi sarebbe un successo strategico e mediatico, ma anche un precedente pericoloso in termini di diritto internazionale. Sullo sfondo, resta il tema di Gaza e della sua ricostruzione: se il reinsediamento all’estero diventasse parte della “soluzione”, la questione palestinese entrerebbe in una nuova fase, segnata dall’esilio e dalla diaspora forzata.