di Enrico Oliari –

Nel suo viaggio apostolico in Africa, papa Francesco ha incontrato a Kampala, In Uganda, il presidente sudsudanese Salva Kiir Mayardit.

Come ha spiegato il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, il colloquio è stato richiesto da Kiir e “il Papa ovviamente ha accettato, perché il Sud Sudan è un paese con grande bisogno di pace, quindi ha voluto dare un incoraggiamento e riconciliazione. C’era anche una delegazione dal Sud Sudan e il Papa l’ha salutata brevemente”.

Del colloquio, durato una ventina di minuti, si è saputo poco, ma dalla nunziatura è trapelato che vi è stata una dimenticanza da parte dell’entourage del pontefice di inviare al presidente sudsudanese il telegramma di rito per i paesi sorvolati nel viaggio, cosa che è stata fatta per il presidente sudanese Omar al-Bashir.

La situazione nel paese africano è drammatica: nato nel luglio 2011 dalla secessione dal Sudan, il Sud Sudan è uno dei paesi più poveri della Terra, sconvolto da tensioni etniche e con una guerra civile in corso che vede contrapposti i governativi a ribelli dell’ex alleato di Kiir e vicepresidente Riek Machar Teny Dhurgon.

Sul tavolo il petrolio e il controllo delle risorse naturali di cui il paese è ricchissimo, contese da una decina di famiglie che rappresentano il vero tessuto oligarchico del Sud Sudan.

Salva Kiir, che è quindi espressione di una fazione dell’oligarchia e che guida una delle parti coinvolte nel sanguinoso conflitto civile, è quindi in cerca di supporti internazionali e diplomatici per riscattare la propria posizione, per cui sbagliano diverse testate a vedere oggi nella causa confessionale (il Sud Sudan è cristiano, il Sudan è musulmano) la causa dei problemi del paese, nato soprattutto grazie all’interferenza nell’area degli Stati Uniti.