Sudan. E’ guerra ai civili: droni contro convogli umanitari, cresce l’allarme internazionale

di Shorsh Surme

L’escalation del conflitto in Sudan continua, con un crescendo di accuse tra l’esercito e le Forze di Supporto Rapido (RSF), mentre l’impatto della guerra sulla situazione umanitaria in Darfur, nel Kordofan e in altre regioni diventa sempre più grave.
Il deterioramento del quadro militare si accompagna a un aumento delle violazioni contro i civili e contro le operazioni di soccorso, segno di una crescente tendenza a utilizzare cibo e sicurezza umanitaria come strumenti di pressione bellica.
Gli Stati Uniti, attraverso il consigliere presidenziale per gli Affari africani e arabi, Massad Boulos, hanno intensificato i toni, condannando i ripetuti attacchi contro convogli di aiuti e operatori umanitari. Washington imputa alle parti in conflitto un modello di aggressioni che si è ripetuto sei volte dall’inizio dell’anno, denunciando come «inquietante realtà» l’uso della fame dei civili come arma di guerra. Gli attacchi al personale umanitario, ribadiscono gli USA, “non possono essere giustificati in nessuna circostanza”.
Sul terreno le accuse reciproche non si fermano. Le RSF sostengono che l’esercito sudanese abbia preso di mira un convoglio umanitario nel Kordofan settentrionale con un drone di fabbricazione turca. Il convoglio trasportava circa 40 tonnellate di generi alimentari. La milizia ha definito l’operazione un «crimine di guerra» e un ostacolo diretto agli sforzi di soccorso.
Parallelamente un funzionario locale ha riferito all’AFP che l’area di Roko, nel Kordofan meridionale, è stata colpita da tre attacchi condotti da un drone delle RSF: il primo contro un asilo, il secondo contro un ospedale e il terzo mentre i residenti tentavano di mettere in salvo i bambini.
In una nota successiva le RSF hanno accusato l’esercito di prendere deliberatamente di mira i civili e di ostacolare le attività umanitarie nel Kordofan settentrionale e meridionale, a Jebra Sheikh e al valico umanitario di Adré, nel Darfur occidentale, denunciando l’uso di droni Akıncı e Bayraktar.
L’impiego crescente di droni in aree densamente abitate eleva i rischi per la popolazione e indica una trasformazione del conflitto: da una guerra convenzionale a un modello operativo più caotico, in cui la distinzione tra obiettivi militari e umanitari diventa sempre più sfumata.
In un’intervista al programma “al-Tase’a” di Sky News Arabia, lo scrittore e analista politico sudanese Faiz al-Salik ha analizzato la natura delle violazioni, sostenendo che la guerra moderna non si basa più solo sulle armi convenzionali, ma include stupri, carestie, assedi e la negazione dei servizi essenziali.
Ha ricordato che il targeting dei civili e delle infrastrutture non è una novità per l’esercito sudanese, evocando pratiche simili adottate durante la guerra in Sud Sudan e nei monti Nuba negli anni Ottanta.
Secondo al-Salik, la recente condanna degli Stati Uniti non è rivolta a una sola parte, ma conferma che le violazioni sono commesse da entrambe le fazioni, e che la guerra ha ormai assunto «nuovi volti», con una crescente attenzione agli attacchi contro la popolazione più che agli scontri diretti.
Washington — sottolinea l’analista — è tra i principali sostenitori delle operazioni umanitarie in Sudan e ritiene che le semplici condanne non siano più sufficienti. La situazione richiede ora misure concrete per limitare le violazioni e porre fine ai combattimenti.