di Giuseppe Gagliano –
El Obeid, capitale del Kordofan Settentrionale, è sempre più vicina a una crisi umanitaria dopo la serie di attacchi con droni delle Forze di Supporto Rapido contro acquedotti, depositi di carburante e centrali elettriche. La strategia delle milizie paramilitari punta a paralizzare le infrastrutture essenziali, trasformando acqua, energia e carburante in strumenti di pressione militare e politica, senza la necessità di conquistare la città con un’offensiva terrestre.
Con circa mezzo milione di abitanti e quasi centomila sfollati, El Obeid ha visto ridursi di circa il 70% la disponibilità di acqua potabile. Il sistema idrico settentrionale, alimentato dal bacino di Al-Sidr, è in parte sotto il controllo delle Forze di Supporto Rapido, mentre quello meridionale di Wad al-Baga è stato danneggiato dagli attacchi contro le pompe di distribuzione.
Nel Kordofan Settentrionale sono stati registrati almeno 141 attacchi con droni fino all’8 luglio, concentrati soprattutto nelle ultime settimane. Oltre agli impianti idrici sono stati colpiti scuole, mercati, distributori di carburante e la principale centrale elettrica della città. La linea del fronte dista meno di quaranta chilometri e gli attacchi sembrano preparare il terreno a una possibile offensiva, riducendo la capacità di resistenza delle forze armate sudanesi e aggravando le condizioni della popolazione civile.
La distruzione delle infrastrutture energetiche ha provocato una forte impennata del prezzo del carburante, alimentando il mercato nero e facendo aumentare i costi dei trasporti, degli alimenti e delle medicine. Le ambulanze operano con difficoltà, gli ospedali dipendono da generatori sempre più difficili da alimentare e i convogli umanitari riducono gli spostamenti.
Le conseguenze sanitarie sono sempre più gravi. In alcuni campi per sfollati la disponibilità d’acqua è scesa a poco più di un litro al giorno per persona, una quantità insufficiente a garantire condizioni igieniche adeguate. Con l’inizio della stagione delle piogge cresce inoltre il rischio di epidemie di colera, mentre casi sospetti sono già stati segnalati nel Kordofan Settentrionale. Medici Senza Frontiere ha rafforzato la propria presenza, ma l’efficacia degli interventi resta condizionata dalla sicurezza e dall’accesso alla città.
Sul piano strategico, El Obeid rappresenta uno snodo fondamentale tra il Sudan centrale, il Darfur e le regioni meridionali. Il controllo della città consentirebbe di influenzare i collegamenti terrestri e i rifornimenti militari nell’intero Kordofan. Per questo motivo la battaglia assume un valore che va oltre il piano locale e potrebbe incidere sugli equilibri del conflitto sudanese.
La campagna contro le infrastrutture dimostra come la guerra in Sudan stia assumendo sempre più i caratteri di un conflitto di logoramento, nel quale acqua, energia e carburante sono diventati obiettivi militari prioritari. Privare una città delle risorse indispensabili alla sopravvivenza significa infatti renderla sempre più difficile da amministrare e difendere, trasformando la crisi umanitaria in una vera e propria arma di guerra.












