di Giuseppe De Santis –
Diversi anni fa centinaia di migliaia di cittadini burundesi sono fuggiti dal Burundi a causa dell’instabilità politica, trovando rifugio in Tanzania. Oggi, però, le autorità tanzaniane stanno adottando il pugno di ferro per espellere questi rifugiati e costringerli a tornare nel loro Paese.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 2025 i rifugiati burundesi presenti in Tanzania erano circa 142 mila, ospitati in due grandi campi profughi. Tuttavia, il governo tanzaniano avrebbe già espulso almeno centomila persone, ricorrendo anche a metodi violenti.
Si registrano infatti distruzioni di case e chiese, oltre alla chiusura di scuole e ospedali. Tutte misure che, secondo diverse fonti, avrebbero lo scopo di spingere i rifugiati burundesi a lasciare la Tanzania e rientrare nel loro Paese.
Va ricordato che Tanzania e Burundi hanno firmato un accordo per favorire il ritorno dei rifugiati burundesi. Il Burundi, oggi, appare più stabile e sicuro rispetto al passato. Nonostante ciò, solo circa 40 mila persone hanno fatto ritorno volontariamente, un dato che spiegherebbe l’atteggiamento più rigido delle autorità tanzaniane.
Quanto sta accadendo in Tanzania non rappresenta però un caso isolato: diversi Paesi africani ricorrono a misure severe per espellere immigrati e rifugiati provenienti da altri Stati del continente, a dimostrazione che l’opposizione all’immigrazione è un fenomeno presente anche in Africa.




