Tarver, ‘Maduro, il tiranno scomodo’

'Democraticida da sempre in odore di illegittimità, è entrato subito in conflitto con gli Usa'.

di Gianluca Vivacqua –

3 gennaio 2026: Maduro portato in catene negli Stati Uniti. Sconfitto e catturato dopo una battaglia campale, come ai tempi di Valeriano e Romano IV? O bloccato mentre era in fuga, dopo essere stato deposto o rovesciato? No, bellezza, siamo nell’era di Trump, e l’inquilino della Casa Bianca non si è neppure curato, Kissingeriano more, di attuare le necessarie manovre affinché la caduta violenta della guida politica del Venezuela avvenisse nella cornice di un golpe interno. Piuttosto abbiamo assistito a un blitz più degno di un signore della droga: questa era l’immagine che Trump aveva dell’erede di Chávez. Dunque, dopo tredici anni di presidenza tirannica, Maduro è uscito di scena come un Escobar o un Chapo. Ora gli Stati Uniti hanno praticamente annesso il Venezuela: ma che succederà da domani? E che cosa ha portato il Paese sudamericano ad arrivare a questo punto? Ne parliamo con il prof. Micheal Tarver dell’Università dell’Arkansas, uno dei più importanti storici del Venezuela, autore di una fondamentale The History of Venezuela (Greenwood imprint) e di un altrettanto fondamentale studio sull’alba dei rapporti politico-economici tra Washington e Caracas, The United States and Venezuela during the First World War: Cordial Relations of Suspicious Cooperation (Lexington Books Imprint).

– Professore, in che senso Maduro si può definire il diadoco di Chávez?
“Supponiamo che Nicolás Maduro abbia approfondito, più ideologicamente che pragmaticamente, ciò che Hugo Chávez aveva delineato in 14 anni per procedere verso una transizione, a suo avviso, verso il socialismo. In buona sostanza, anziché competere per il potere, Nicolás Maduro è stato designato dallo stesso Hugo Chávez come suo successore e per realizzare questo obiettivo. Non ha contestato il potere, poiché lo stesso presidente morente glielo ha ceduto. In seguito, le sue misure economiche, sociali e politiche hanno esacerbato la crisi che si era già sviluppata durante gli ultimi anni del governo di Hugo Chávez, raggiungendo livelli storici di crisi umanitaria”.

– Che differenza c’è tra chavismo e madurismo, e qual è stata la transizione tra le due dottrine?
“Ciò che possiamo sottolineare si basa sull’approfondimento ideologico, partigiano e populista delle misure che Hugo Chávez stava attuando. A livello dottrinale, si è tentato di gestire l’economia, la società e la politica secondo il quadro dell’ortodossia socialista, senza tenere conto delle realtà del contesto economico, sociale e storico-culturale venezuelano. Nicolás Maduro ha cercato di consolidare l’eredità di Hugo Chávez, aderendo rigorosamente ai suoi precetti ideologici, e innescando una delle crisi più corrosive e determinanti dell’America Latina all’inizio del XXI secolo. Pertanto, più che una differenza tra Nicolás Maduro e Hugo Chávez, ciò che potremmo sottolineare è un affinamento di questi precetti ideologici e un tentativo di incentrare l’intero funzionamento dello Stato su quadri dottrinali. Potremmo quindi affermare che Maduro ha accentuato ciò che Hugo Chávez aveva già definito come il suo cosiddetto socialismo del XXI secolo”.

-I conti aperti degli Usa con Maduro sono gli stessi che c’erano con Chávez?
“In larga misura, nonostante tutta la retorica antimperialista di Hugo Chávez e i suoi stretti legami con governi rivali degli Stati Uniti, come Cina, Russia, Iran e, naturalmente, Cuba, non ha mai limitato gli affari petroliferi con gli Stati Uniti. Chávez aveva la legittimità di aver vinto le elezioni, con esperti internazionali che certificavano la legalità di quei risultati. Pertanto, da un punto di vista economico, non c’è stata alcuna rottura tra il governo di Hugo Chávez e gli Stati Uniti, che hanno anzi mantenuto relazioni economiche significative durante tutta l’amministrazione chavista, e questo nonostante la retorica del presidente venezuelano nei confronti degli Usa mantenesse toni bellicosi. Di fatto, però, per condurre le loro guerre in Iraq e Afghanistan gli Stati Uniti potevano fare affidamento sulla fornitura di petrolio dal Venezuela. Nel caso di Nicolás Maduro, invece, assistiamo a un confronto diretto con gli Stati Uniti fin dal suo arrivo. Già nel 2015 il presidente Obama ha iniziato a sanzionare i funzionari dell’amministrazione Maduro, denunciando un problema di sicurezza. La repressione, il blocco dei canali istituzionali venezuelani e la restrizione della democrazia hanno accelerato la linea dura di Washington. Il quadro si è ulteriormente aggravato quando i poteri non sotto il controllo di Maduro sono stati ignorati, come l’Assemblea Nazionale del 2015, al pari delle numerose obiezioni sollevate in merito alla mancanza di trasparenza nelle elezioni in cui Maduro ha cercato di legittimare il suo potere. L’esempio più noto sono state le elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, quando Maduro ha dichiarato la vittoria senza presentare alcuna prova, mentre l’opposizione venezuelana, guidata da Edmundo González, mostrava risultati certificabili che indicavano il contrario. Possiamo quindi vedere come questo processo di rottura nelle relazioni tra Venezuela e Stati Uniti si sia intensificato con la violazione delle libertà democratiche da parte di Maduro, rottura che ha portato a un inasprimento delle sanzioni di Washington, al punto che l’industria petrolifera venezuelana è stata di fatto paralizzata. A questo proposito, comunque, è importante sottolineare che la crisi petrolifera ed economica venezuelana ha radici profonde che risalgono all’inizio del governo Maduro e non è esclusivamente il risultato delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti”.

– Il Venezuela sotto l’amministrazione straordinaria Usa: quali conseguenze?
“Data la natura recente di questi eventi, è difficile prevedere cosa potrebbe accadere in questa nuova fase di impegno e intervento degli Stati Uniti in America Latina, poiché ci troviamo di fronte a uno scenario del tutto inedito. Per la prima volta, gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente in un Paese sudamericano. Per giunta, gli eventi sono ancora in corso, e questo rende difficile una valutazione definitiva. Tuttavia, riteniamo che gli Stati Uniti cerchino di riaffermare il loro potere nella propria sfera di influenza ed eliminare fattori esterni considerati minacciosi, come Russia, Iran e Cina. Per iniziare, hanno eliminato un significativo problema di sicurezza per la regione sudamericana, rappresentato dalla dittatura di Nicolás Maduro. Questo non significa che le sfide per il Venezuela siano finite, anzi: il perseguimento della democrazia rimarrà l’aspirazione fondamentale della società venezuelana, e la conquista della democrazia continuerà a essere motivo di lotta finché non sarà realizzata”.