di C.Alessandro Mauceri –
“Tibet carta” width=”150″ height=”116″ class=”alignleft size-full wp-image-56117″ />Si sono svolte a Lhasa le manifestazioni per celebrare il 50esimo anniversario della fondazione della Regione Autonoma del Tibet (Tar). Bambini con abiti tradizionali, balli e danze folkloristiche, spettacoli pirotecnici, parate militari che hanno sfilato per le vie di Lhasa. 20mila esponenti provenienti da vari settori del Tibet hanno preso parte alla conferenza commemorativa alla quale ha partecipato anche Yu Zhengsheng, membro permanente dell’Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e presidente della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese. Nel suo intervento Yu Zhengsheng ha ribadito l’importanza di salvaguardare l’armonia e la stabilità del Tibet e la realizzazione della prosperità e del progresso della regione incarnano un desiderio comune del Partito Comunista Cinese e della popolazione cinese delle varie etnie. “Negli ultimi cinquant’anni anni il Partito e il popolo tibetano hanno guidato la trasformazione del Tibet, da zona retrograda a vibrante avanguardia socialista” ha detto Yu Zhengsheng. Secondo i dati ufficiali, nei cinquant’anni dalla fondazione, il Pil della regione è cresciuto di 68 volte e il reddito medio è aumentato di oltre cinque volte. Ciò sarebbe stato dovuto dai sussidi stanziati dal governo centrale: oltre 600miliardi di Yuan.
Durante la conferenza il vice premier cinese Liu Yandong ha letto il telegramma di congratulazioni inviato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, dal comitato permanente dell’Assemblea Popolare Nazionale, dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese e dalla Commissione militare centrale alla Regione autonoma del Tibet.
La manifestazione è stata anche occasione per riaprire il dibattito, sopito, ma mai cessato, sull’autonomia della regione. Non a caso dal 2008, anno in cui circa 200 persone morirono durante la rivolta anti-cinese scoppiata proprio a Lhasa, questa manifestazione si svolge praticamente a porte chiuse e non è consentito l’accesso ai giornalisti e ai diplomatici stranieri.
Le affermazioni di Yu Zhensheng sono state contestate dai tibetani in esilio che hanno denunciato “sistematiche restrizioni della libertà”. Dall’esilio dove vivono sia il capo spirituale del buddhismo, il Dalai Lama, che il governo tibetano che in lui si riconosce, il premier Lobsang Sangay ha commentato la parata sottolineando che “non c’è nulla da festeggiare. I tibetani sono oramai controllati con la tecnologia in modo che si sappia tutto di loro, e i loro spostamenti sono limitati. Restrizioni di questo tipo sono inconcepibili per zone come l’India, ma in Tibet sono la norma”. E ha continuato: “Un tibetano in possesso di una foto del Dalai Lama viene arrestato e sottoposto a immense torture; la sua famiglia perde posti di lavoro o sussidi statali. E tutto per una foto. Anche le famiglie di chi si e’ auto-immolato vivono così”.
Il governo centrale di Pechino accusa il Dalai Lama (che vive in esilio dal 1959), di fomentare le proteste. Per contro il Tibet da molti anni ormai denuncia di non poter gestire il territorio con “vera autonomia” all’ interno della Repubblica Popolare Cinese.




