di Giuseppe Gagliano

Negli ultimi mesi la Tunisia è diventata teatro di una grave crisi umanitaria che vede coinvolti migliaia di migranti subsahariani. La città di Sfax, situata lungo la costa orientale del paese, è divenuta il simbolo di una politica repressiva, alimentata da accordi con l’Unione Europea, che ha portato a espulsioni, abusi e violenze sistematiche nei confronti dei migranti.

E’ quanto sostiene il The Guardian, che riporta le testimonianze di migranti che denunciano violenze e soprusi da parte delle forze dell’ordine e persino le espulsioni di migranti intercettati su imbarcazioni e portati in pullman al confine con l’Algeria, dove sono stati abbandonati.

Sempre secondo il quotidiano britannico le organizzazioni di trafficanti pagherebbero tangenti alle forze dell’ordine per agire indisturbati, ma anche per chiudere un occhio sugli abusi commessi.

La Tunisia, un tempo considerata un paese relativamente stabile in Nord Africa, sta diventando sempre più un luogo di sofferenza per i migranti subsahariani. Con il supporto finanziario dell’Unione Europea, le autorità tunisine sembrano aver adottato una politica di tolleranza zero che non fa distinzione tra migranti economici e rifugiati in cerca di asilo.

Mentre l’Europa continua a finanziare la sorveglianza delle frontiere, migliaia di persone sono lasciate a soffrire nei centri di detenzione o nel deserto. Senza un intervento deciso della comunità internazionale, la crisi umanitaria in Tunisia rischia di peggiorare ulteriormente, con conseguenze devastanti per i diritti umani.

La crisi dei migranti in Tunisia evidenzia le contraddizioni della politica europea in materia di immigrazione. Da un lato si finanziano regimi autoritari con l’obiettivo di contenere i flussi migratori, dall’altro, si chiudono gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani che ne derivano.