di Ghazy Eddaly –
TUNISI. Se la situazione non è ancora precipitata, poco ci manca. Quel che è certo è che a 5 anni dalla Rivoluzione dei Gelsomini per la gente comune ben poche sono cambiate: c’è più libertà, c’è più democrazia. Tutte cose importanti, fondamentali, ma che non riempiono lo stomaco dei tunisini.
Perché la Tunisia dell’era Esssebsi, quella del premio Nobel per la Pace al “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”, si porta dietro i problemi di sempre, in primis la disoccupazione e l’alto tasso di corruzione, che sfociano nella disperazione dei molti giovani.
Tra questi c’è chi si arrende allo stato delle cose, chi si lancia nella protesta e chi si affida – sbagliando – all’estremismo islamico, fino a cadere nella morsa delle organizzazioni terroristiche.
Cinque anni fa fu il gesto di Mohamed Bouazizi, che si immolò per protesta con il fuoco, ad accendere la Tunisia. Oggi potrebbe essere il gesto di un 28enne disoccupato di Kasserine, Ridha Yahyaoui, il quale è rimasto fulminato su un pilone dell’alta tensione da dove minacciava di buttarsi perché il suo nome non rientrava più in una lista di nuovi assunti.
Kasserine, 90mila abitanti, si trova nell’entroterra del paese, non distante dal confine con l’Algeria. Lì manca il lavoro, non servono altre spiegazioni. Poco distante il monte Chaambi, luogo di rifugio e di addestramento dei terroristi, tanto che in più occasioni l’esercito ha provato a stanarli ricorrendo persino ai cannoni. E proprio da Kasserine la protesta è partita pochi giorni fa allargandosi a macchia d’olio, ed in poco interessando Sidi Bouzid, Regueb Siliana, Zaghouan, Susa, Kairouan, Kef, El Fahs, Thala, Feriana, fino ad arrivare alle periferie di Tunisi: giovani disoccupati si sono uniti nelle proteste, alcuni gruppi si sono spinti in scontri con la polizia, vi sono state sassaiole, negozi saccheggiati, blocchi stradali, uffici pubblici vandalizzati. A Feriana un giovane poliziotto di 25 anni è morto dopo essere rimasto intrappolato nella sua auto e poi aggredito a colpi di pietre dai manifestanti: testimoni hanno riferito il suo tentativo di investire i manifestanti con il mezzo.
In tutto il paese sono numerosi gli arresti e i feriti degli scontri, anche se, al momento, la protesta è circoscritta all’azione di alcuni gruppi e non vanno esagerati i fatti, come ha raccomandato lo stesso presidente Beji Caid Essebsi. Il ministero dell’Interno ha ordinato il coprifuoco in tutto il paese dalle 20 alle 5 del mattino.
Per stemperare la situazione il governo ha parlato dell’assunzione a Kasserine di 6.400 disoccupati, dello stanziamento di 3 milioni di euro destinati al finanziamento di 500 progetti, della creazione di una commissione di inchiesta su presunti casi di funzionari corrotti, della concessione di terreni demaniali a privati e della creazione nella regione di nove società imprenditoriali con un capitale di 75.000 euro.
Poi ieri il ministero delle Finanze ha smentito le assunzioni, parlando di errore di comunicazione. Benzina sul fuoco, ma è un dato di fatto che i soldi non ci sono, per cui non si può fare il passo più lungo della gamba.
Ai tempi di Ben Ali la Tunisia cresceva del 5 per cento l’anno, nel 2014 la progressione si è fermata a un modesto 2,6 per cento, mentre per il 2015 si parla dello 0,5: non è abbastanza per dire che si stava meglio quando si stava peggio, come pure è evidente il danno che il terrorismo ha causato al paese colpendo la prima industria, cioè il turismo. Tuttavia è evidente che la nuova classe politica non ha saputo dare ai giovani tunisini il lavoro, che è la base della realizzazione individuale e del paese.




