Tunisia. Olio d’oliva: raccolto record e corsa a valorizzare il prodotto in un contesto di crollo dei prezzi

di Bessem Ben Dhaou

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SFAX (TN). Con l’avvio della campagna olearia 2025–2026, crescono le speranze che il settore dell’olio d’oliva in Tunisia registri una sorta di “salto storico”. Le previsioni indicano una produzione compresa tra le 400mila e 500mila tonnellate di olio per questa stagione, collocando la Tunisia al secondo posto mondiale tra i produttori di olio d’oliva.
Tuttavia questa abbondanza produttiva e l’aumento delle quantità esportate non si traducono in un profitto adeguato; al contrario, i ricavi derivanti dalle esportazioni stanno crollando, mentre i mercati internazionali esercitano una forte pressione sui produttori, in un contesto segnato da problemi strutturali nelle modalità di esportazione.
Secondo i dati dell’ONAGRI (Osservatorio Nazionale dell’Agricoltura), durante la campagna 2024/2025, che si estende fino a settembre 2025, la Tunisia ha esportato circa 268.600 tonnellate di olio d’oliva, rispetto alle circa 190.100 tonnellate dello stesso periodo dell’anno precedente, pari a un aumento del 41,3%.
Tra novembre 2024 e marzo 2025 soltanto, le esportazioni hanno raggiunto 157.200 tonnellate, con un incremento del 46,3% rispetto agli stessi mesi della stagione precedente.
La maggior parte di queste esportazioni, tra l’85% e il 90%, consiste ancora in olio “sfuso” (bulk), secondo dati ufficiali. E non è solo la quantità a crescere: anche l’olio extra vergine rappresenta la quota principale delle esportazioni.
Questo quadro mostra un Paese con una produzione abbondante e volumi di esportazione sempre più elevati: due fattori che dovrebbero costituire un punto di forza nei mercati globali. Tuttavia, nonostante l’aumento delle quantità, i ricavi stanno crollando. A settembre 2025, gli introiti derivanti dalle esportazioni hanno raggiunto circa 3,6 miliardi di dinari tunisini, con un calo del 28,4% rispetto allo stesso periodo della stagione precedente.
Il prezzo al chilogrammo dell’olio esportato ha subito un forte calo a settembre 2025, scendendo a 9,28–17,9 dinari/kg, a seconda della categoria, rispetto ai livelli molto più elevati dell’anno precedente.
Perfino nei primi mesi della stagione (novembre 2024 – marzo 2025), mentre i volumi esportati aumentavano del 46%, i ricavi diminuivano del 25,8%.
In termini semplici: la Tunisia esporta di più, ma guadagna di meno.

Le ragioni di questo paradosso sono molteplici:
– Aumento dell’offerta tunisina coinciso con una domanda debole o con la saturazione dei mercati tradizionali, con conseguente pressione al ribasso sui prezzi internazionali.

– Prevalenza delle esportazioni in forma sfusa (bulk): vendere olio non confezionato comporta un valore aggiunto ridotto, poiché gran parte del prodotto viene reimballato in Europa o altrove sotto marchi non tunisini.

– Pressioni commerciali e problemi di trasparenza: inchieste giornalistiche e segnalazioni da parte di attori europei hanno evidenziato preoccupazioni su pratiche poco trasparenti nella filiera dell’esportazione, che avrebbero contribuito a una diminuzione dei prezzi, soprattutto nei casi di vendite all’ingrosso a prezzi molto bassi.

Nel tentativo di affrontare queste criticità, il governo tunisino ha annunciato, nell’ambito del piano 2025/2026, l’obiettivo di orientarsi verso l’esportazione di olio confezionato e a marchio “Tunisino”, abbandonando la dipendenza quasi totale dal bulk.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, delle 500mila tonnellate previste per la produzione, circa 300mila tonnellate sarebbero destinate all’esportazione, con incentivi per produttori e investitori locali a sviluppare capacità di confezionamento, migliorare la presentazione del prodotto e aumentarne il valore commerciale.
Passi di questo tipo potrebbero contribuire ad aumentare il valore aggiunto e migliorare i margini di profitto per agricoltori e trasformatori tunisini, anziché esportare materia prima a basso prezzo.
L’esperto di politiche agricole Fawzi Zayani ha dichiarato al corrispondente dell’agenzia:
“Il principale ostacolo che frena l’esportazione e la competitività globale è la mancanza di finanziamenti agevolati per gli operatori del settore, dai produttori ai trasformatori e agli esportatori, in particolare i giovani. Il credito agevolato con tassi preferenziali permetterebbe di controllare la produzione, immagazzinare l’olio e evitare vendite a prezzi stracciati; consentirebbe inoltre agli esportatori di olio confezionato di cercare nuovi mercati promettenti, come Asia, Africa e America Latina.”
Zayani ha aggiunto che “Tra le soluzioni proposte allo Stato tunisino vi è la creazione di un’Agenzia Nazionale per l’Esportazione che riunisca tutte le strutture statali coinvolte e si occupi della promozione delle esportazioni di prodotti agricoli e agroalimentari a valore aggiunto, come l’olio d’oliva e i datteri.”
Parallelamente alcune organizzazioni importatrici europee stanno lanciando l’allarme per l’ingresso di grandi quantità di olio tunisino a prezzi molto bassi, che potrebbe alterare l’equilibrio del mercato e generare una concorrenza considerata sleale, spingendo alcune autorità di vigilanza a chiedere regole più stringenti.
Se la situazione dovesse proseguire senza riforme strutturali e regolamentari, problemi legati alla qualità del prodotto, alla trasparenza e alla reputazione dell’export tunisino potrebbero allontanare alcuni mercati europei o spingerli a richiedere ulteriori garanzie, con conseguenze negative per la Tunisia nel medio termine.
Oggi l’olio tunisino si trova davanti a una grande opportunità: una produzione e scorte superiori alle attese, una domanda internazionale disponibile e un settore oleario solido. Tuttavia, il vero profitto non arriverà dalla quantità, ma dalla capacità di trasformare l’olio in un prodotto ad alto valore aggiunto: confezionamento, marchio, standard qualitativi elevati, trasparenza nelle esportazioni e diversificazione dei mercati verso Asia, Americhe e Golfo.
Se la Tunisia continuerà a dipendere quasi esclusivamente dalle esportazioni di olio sfuso, in un contesto di prezzi internazionali in calo, agricoltori e trasformatori continueranno a subire perdite, anche in presenza di volumi crescenti.
Per questo motivo il settore ha oggi bisogno di un approccio integrato che includa sostegno governativo ai produttori locali, incentivi al confezionamento, controlli rigorosi sulle esportazioni con sistemi di tracciabilità e una strategia di marketing intelligente che valorizzi l’olio tunisino come prodotto distintivo nei mercati globali.