di Mohamed Ben Abdallah –
TUNISI. Il presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, ha convocato nel pomeriggio di lunedì 25 novembre l’ambasciatore dell’Unione Europea a Tunisi, Giuseppe Perrone, per esprimergli una protesta “ferma e severa” a causa di comportamenti ritenuti in violazione delle norme diplomatiche e delle procedure ufficiali generalmente riconosciute. Una mossa che evidenzia un clima crescente di tensione tra Tunisi e Bruxelles e segna un nuovo capitolo nella politica estera tunisina.
Secondo il comunicato diffuso dalla Presidenza tunisina, l’ambasciatore europeo avrebbe partecipato ad attività e incontri “non conformi al suo ruolo di ambasciatore plenipotenziario dell’Ue presso lo Stato tunisino e le sue istituzioni ufficiali”. Sebbene non siano stati forniti ulteriori dettagli, diverse fonti indicano che si tratterebbe di iniziative intraprese senza il coordinamento con il ministero degli Esteri tunisino, probabilmente posizioni di natura politica.
Nel linguaggio diplomatico qualsiasi attività di un ambasciatore che venga percepita come in grado di influenzare la vita politica del Paese ospitante deve essere preventivamente concordata con le autorità locali. Il mancato rispetto del protocollo può essere interpretato come un’ingerenza negli affari interni.
La convocazione dell’ambasciatore Perrone non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi i rapporti tra Tunisia e Unione Europea hanno attraversato vari momenti di frizione, tra cui divergenze sull’accordo migratorio firmato nel luglio 2023, critiche europee sulla situazione politica e dei diritti umani in Tunisia, sospensione o congelamento di alcuni programmi di cooperazione, rigetto da parte di Saied di dichiarazioni europee giudicate “ingerenze inaccettabili”.
L’episodio attuale si inserisce dunque in una dinamica complessa e già in evoluzione.
La protesta presentata da Saied contiene più di un messaggio. Intende infatti ribadire la piena sovranità della Tunisia e il rifiuto di ogni forma di pressione esterna; ridefinire i limiti dell’azione diplomatica” dei rappresentanti stranieri, in particolare quelli dell’Ue; inviare un segnale all’opinione pubblica interna, riguardo all’indipendenza della politica estera tunisina.
Tunisi sembra voler stabilire rapporti basati sulla reciprocità e sul rispetto, evitando di essere percepita come dipendente da aiuti o condizionamenti politici.
È probabile che l’Unione Europea tenti di smorzare la tensione, forse tramite un comunicato chiarificatore o attraverso canali diplomatici riservati. Alcuni Stati membri, in particolare Italia e Spagna, potrebbero agire per evitare un deterioramento ulteriore della relazione, dato il ruolo strategico della Tunisia nella gestione dei flussi migratori e nella sicurezza del Mediterraneo.
D’altra parte questa crisi potrebbe incidere negativamente sui negoziati in corso riguardo ai finanziamenti europei e sulla cooperazione economica e tecnologica di cui la Tunisia ha urgente bisogno.
La convocazione dell’ambasciatore dell’Ue non rappresenta un semplice episodio formale, ma un tassello significativo in un processo più ampio di ridefinizione delle relazioni internazionali della Tunisia. Il Paese nordafricano sembra determinato a riaffermare la propria autonomia decisionale e a ricalibrare i rapporti con Bruxelles su nuove basi.
Resta da vedere se questa posizione porterà a un riequilibrio costruttivo del rapporto o se rischierà di approfondire la distanza diplomatica tra le due parti.












