di Bessem Ben Dhaou –
La Tunisia si prepara a sperimentare un nuovo approccio scientifico per contrastare il crescente esaurimento delle risorse idriche sotterranee, attraverso un progetto europeo basato su soluzioni naturali e innovative per la ricarica controllata delle falde acquifere, in un contesto di pressioni sempre maggiori dovute all’aumento della domanda e alla scarsità delle risorse.
Il progetto si fonda su tecnologie ambientali, tra cui la creazione di zone umide artificiali e l’utilizzo di piante in grado di assorbire gli inquinanti, consentendo così il trattamento delle acque reflue e la produzione di acqua di alta qualità riutilizzabile.
Il professor Atif Jouani, dell’Istituto Superiore di Scienze Biologiche Applicate di Tunisi El Manar, ha spiegato che questo approccio rientra nel cosiddetto modello delle “soluzioni basate sulla natura”, volto a ridurre la dipendenza dalle infrastrutture tradizionali pesanti.
Il progetto mira a trasformare le acque trattate in una risorsa aggiuntiva capace di contribuire alla ricarica delle falde sotterranee, una direzione sempre più rilevante nei paesi che affrontano scarsità idrica e cambiamenti climatici.
L’iniziativa è in fase di attuazione presso una stazione pilota nel governatorato di Nabeul e coinvolge 11 partner provenienti da 7 paesi, tra cui la Tunisia e diversi paesi europei e africani, evidenziando il suo carattere internazionale nel campo della ricerca applicata e della cooperazione scientifica.
Secondo i dati disponibili, il progetto è stato avviato quattro anni fa e dovrebbe concludersi nel novembre 2026, con un finanziamento stimato di circa 4 milioni di euro, il che indica che si trova ancora in una fase sperimentale e di ricerca, piuttosto che rappresentare un programma di investimento su larga scala.
Questa iniziativa si inserisce in un contesto idrico particolarmente delicato, poiché la Tunisia affronta crescenti pressioni sulle proprie risorse idriche, secondo rapporti europei, mentre istituzioni finanziarie internazionali stanno sostenendo progetti paralleli per rafforzare la sicurezza idrica, soprattutto nelle aree ad alta densità abitativa.
In questo quadro, la Banca europea per gli investimenti ha annunciato nell’aprile 2025 un nuovo finanziamento di 30 milioni di euro per sostenere l’approvvigionamento di acqua potabile nella Grande Tunisi, nell’ambito di un progetto che prevede la costruzione di un impianto di trattamento a Bejaoua, l’estensione delle reti di distribuzione, nonché la realizzazione di stazioni di pompaggio e serbatoi.
Questi interventi rientrano inoltre nell’iniziativa “Team Europe” nel settore idrico, che ha mobilitato circa 1,7 miliardi di euro (pari a circa 5,7 miliardi di dinari tunisini) a sostegno dei progetti di acqua potabile e servizi igienico-sanitari in Tunisia.
È importante sottolineare che questo progetto non rappresenta una soluzione definitiva alla crisi idrica del paese, ma costituisce un modello sperimentale promettente che potrebbe aprire la strada a un’estensione delle tecnologie di ricarica artificiale delle falde, qualora dimostri la propria efficacia sul piano ambientale e tecnico.
I risultati preliminari sono stati descritti come “positivi e incoraggianti”, rafforzando la possibilità di adottare approcci simili in altre aree, in particolare quelle che soffrono di un calo delle riserve sotterranee o dell’intrusione di acqua marina nelle falde.




