di Giuseppe Gagliano –

La Turchia accelera la propria strategia nel Mediterraneo orientale con l’avvio dei lavori del gasdotto che collegherà Anamur, nella provincia di Mersin, a Teknecik, nel nord di Cipro. Parallelamente, Ankara ha autorizzato nuove attività di rilevamento sismico dei fondali marini fino al 30 agosto, confermando la volontà di consolidare la propria presenza in un’area al centro delle dispute energetiche e geopolitiche della regione.

L’infrastruttura, lunga 101 chilometri, servirà inizialmente a rifornire di gas la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto da Ankara e ancora dipendente dai combustibili importati per la produzione di energia elettrica. Il progetto è però concepito con una capacità di trasporto bidirezionale, così da poter in futuro convogliare verso la Turchia il gas eventualmente estratto nei giacimenti del Mediterraneo orientale.

L’obiettivo di Ankara è trasformarsi nel principale corridoio energetico tra il Mediterraneo e l’Europa, sfruttando una rete già collegata ai mercati europei e alimentata dalle forniture provenienti da Russia, Azerbaigian, Iran e dai terminali di gas naturale liquefatto. Questa strategia punta a offrire un’alternativa ai progetti che prevedono collegamenti diretti tra Israele, Cipro e Grecia.

Il gasdotto rafforza inoltre l’integrazione tra la Turchia e Cipro del Nord, consolidando un legame economico e infrastrutturale che rende sempre più complessa una futura riunificazione dell’isola. La Repubblica di Cipro e la Grecia continuano a contestare le attività turche nelle acque rivendicate da Nicosia come parte della propria zona economica esclusiva, mantenendo alta la tensione nel Mediterraneo orientale.

Dal punto di vista strategico, la nuova infrastruttura richiederà una presenza navale costante per garantire la sicurezza delle attività di esplorazione e del gasdotto stesso. La protezione delle infrastrutture sottomarine è infatti diventata una priorità per tutti gli Stati dopo i recenti episodi di sabotaggio che hanno interessato reti energetiche in altre aree del mondo.

Resta tuttavia incerta la redditività economica del progetto, che dipenderà dalle future scoperte di gas, dagli investimenti e dagli accordi politici necessari per l’esportazione delle risorse. Con questa iniziativa Ankara intende comunque ribadire il proprio ruolo centrale negli equilibri energetici del Mediterraneo orientale, sostenendo che nessun grande progetto regionale possa prescindere dalla Turchia.