Turchia. Niente appello per il curdo Demirtas: il “sultano” Erdogan non vuole oppositori

di Shorsh Surme –

Nonostante le aspre critiche da parte della Corte europea dei Diritti umani dello scorso 20 novembre al sistema giudiziario della Turchia, continua la lunga detenzione di Selahattin Demirtas, il leader dell’opposizione e l’ex co-presidente del partito Democratico dei Popoli (HDP). Esso è divenuto la terza forza politica del paese con l’11,7% dei voti e ben 67 parlamentari, cosa che il “sultano” Recep Tayyp Erdogan non è riuscito mai ad accettare continuando a privare i deputati curdi del loro diritto all’immunità parlamentare per via dell’accusa infamante di terrorismo.
E proprio ieri un tribunale di Istanbul ha confermato la condanna a Selahattin Demirtas. Il suo avvocato, Mahsuni Karaman, ha infatti annunciato che l’appello del suo assistito, presentato nel settembre scorso, è stato rifiutato.
Ormai è chiaro che il sistema giudiziario turco è uno strumento nelle mani dell’esecutivo volto a fare la piazza pulita, cosa confermata anche delle due co-presidenti dell’HDP Pervin Buldan e Sezai Temelli, le quali hanno dichiarato che tutto quello che sta succedendo in Turchia è un processo politico contro i democratici sia curdi che turchi.
Non dimentichiamo che la Turchia è membro del Consiglio d’Europa, è come tale è obbligata a rispettare le decisioni della Corte Europea chee hanno palesemente accusato il “sultano” presidente della Turchia di aver istruito la magistratura contro tutti i suoi oppositori: il partito di Erdogan, “della Giustizia e dello Sviluppo” (in turco Adalet ve Kalkınma Partisi – (AKP), è al potere ininterrottamente dal novembre 2002 ed il suo potere politico si è sempre più radicato sia nel partito che in tutti i governi che si sono succeduti.