di Notizie Geopolitiche – 

Non si ferma il programma di purghe avviato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ieri ha rimosso dal loro incarico altri 15.000 tra vertici delle forze armate, dei servizi segreti, magistrati e professori.

Con questo ennesimo provvedimento sono diventate ora quasi 130.000, delle quali circa 40.000 finite nelle carceri turche, le vittime di queste politiche repressive applicate da Ankara, il cui fine ufficiale è smantellare la rete di “nemici dello stato” coinvolti, anche marginalmente, nel tentato golpe del 15 luglio scorso e teoricamente legati all’intellettuale Fethullah Gulen, strenuo oppositore di Erdogan in esilio negli Usa; lo scopo reale di queste epurazioni è però quello di eliminare tutti coloro che si stanno ponendo tra il presidente turco e la sua conquista del potere assoluto.

Non esiste infatti soltanto la campagna di arresti, ma anche il tentativo di abolizione della libertà di stampa ed espressione, con la chiusura di centinaia associazioni ed Ong (375 solo nella giornata di ieri) oltre che di altre centinaia di media legati all’opposizione o comunque anche minimamente critici verso il governo di Ankara, ai quali si aggiungono Tv, radio e giornali in lingua curda, popolo contro il quale l’esecutivo punta a compiere una vera e propria pulizia etnica: esempi eclatanti di queste politiche sono il commissariamento, con successivo cambio radicale della linea editoriale, di due dei più grandi quotidiani turchi, Zaman e Cumhuriyet, entrambi schierati su posizioni ostili ad Erdogan, i direttori dei quali sono stati arrestati e la redazione sostituita con squadre di scribacchini al soldo del presidente.

La Turchia, indirizzata anni fa sulla via dell’integrazione nell’Ue, si sta ora trasformando in uno stato in cui l’islam gioca un ruolo predominante nella politica nazionale; esempio eclatante di questa mutazione ne è la proposta, poi ritirata in seguito alle numerose proteste, avanzata pochi giorni fa dall’Akp, il partito di Erdogan, di depenalizzare la violenza sessuale contro i minori se questa fosse seguita dal matrimonio con lo stupratore.