di Giuseppe Gagliano

Il deficit delle partite correnti della Turchia ha subito una significativa riduzione, attestandosi a 19,1 miliardi di dollari nel luglio 2024, pari al 2,1% del PIL, rispetto ai 56,1 miliardi di dollari del 2023 su base annua. Questo miglioramento è attribuibile a vari fattori, tra cui un calo delle importazioni e una lieve crescita delle esportazioni, sostenuta dall’aumento dei prezzi globali. Anche la recente scoperta e sfruttamento di riserve petrolifere e di gas ha contribuito, sebbene in misura marginale.

Un altro elemento chiave è stato l’aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale turca, che ha attratto investimenti diretti esteri (IDE), contribuendo a ridurre la dipendenza dal finanziamento esterno, compresi gli accordi di SWAP. L’incremento dei flussi turistici ha ulteriormente rafforzato le entrate in valuta estera.

Questi sviluppi hanno portato a una maggiore stabilità della lira turca e a una moderata riduzione dell’inflazione, migliorando la fiducia degli investitori internazionali. Tuttavia, l’aumento dei tassi d’interesse ha avuto ripercussioni negative sulla crescita economica e sull’occupazione, ostacolando il dinamismo del mercato del lavoro e rallentando l’espansione delle attività produttive. Il governo turco si trova quindi ad affrontare una sfida delicata: mantenere l’equilibrio tra stabilità finanziaria e la necessità di promuovere la crescita economica, evitando di soffocare l’attività interna a causa di politiche monetarie troppo restrittive.

Il quadro economico complessivo della Turchia sembra quindi migliorare, ma rimangono aperte questioni legate alla sostenibilità di tali politiche nel lungo termine, soprattutto in relazione alla capacità del paese di mantenere la competitività delle proprie esportazioni e di stimolare ulteriormente gli investimenti esteri, che restano cruciali per un percorso di crescita equilibrato.