di Giuseppe Gagliano –
Nel cuore di un’Europa martoriata dalla guerra e scossa dalla minaccia nucleare, l’Ucraina sigla un accordo che va ben oltre la diplomazia sanitaria. Con la collaborazione dell’azienda biotecnologica israeliana Pluri, Kiev si dota di uno strumento d’avanguardia per fronteggiare emergenze radiologiche e nucleari. Non è solo tecnologia medica: è geopolitica applicata al corpo umano.
La notizia, riportata dal Times of Israel, racconta di una cooperazione destinata a diventare modello nel contesto post-Chernobyl, post-Zaporizhzhia, e, forse, pre-catastrofe. Al centro dell’accordo, il trattamento PLX-R18, basato su cellule placentari, capace di rigenerare il midollo osseo e sostenere la produzione di globuli bianchi, rossi e piastrine. In caso di attacco nucleare o disastro radiologico, la sopravvivenza non sarà affidata al caso, ma a dosi crioconservate di bio-innovazione israeliana.
La sinergia, che prevede una banca del sangue cordonale ucraina e la distribuzione di 12.000 dosi per coprire 6.000 persone, è il risultato diretto di un’ansia strategica: il timore che la guerra con la Russia possa un giorno travalicare il confine dell’arma convenzionale. Non a caso, l’accordo arriva dopo l’attacco con droni russi che ha colpito il rifugio nucleare sul Reattore 4 di Chernobyl. Le radiazioni sono rimaste sotto controllo, ma il segnale è chiaro: niente è al sicuro.
In parallelo Kiev ha annunciato lo scambio di 277 prigionieri con la Russia – uno tra i più consistenti dall’inizio del conflitto. Una tregua umanitaria facilitata dagli Emirati Arabi Uniti, mentre continua il rimpatrio delle salme di 909 soldati caduti. È la guerra che consuma carne, sangue, memoria. E che, a ogni scambio, ricorda la sua brutalità sistemica.
Ma l’accordo con Israele disegna anche un’altra dimensione: la saldatura di due Paesi accomunati da un’identità di assedio. Israele, ossessionato dalla difesa atomica e biologica fin dalla Guerra del Golfo; l’Ucraina, devastata dal più grande disastro nucleare civile e ora alle prese con la minaccia militare russa. Entrambi sviluppano tecnologie per sopravvivere all’invisibile: radiazioni, virus, terrorismo.
Sullo sfondo un’ulteriore lezione geopolitica. Se la NATO discute sulla quantità di munizioni da inviare, Israele fornisce un’arma ben più sofisticata: una biotecnologia che trasforma la medicina in strumento di resilienza nazionale. In una guerra in cui il fronte è ovunque, anche nel midollo osseo




