di Giuseppe Gagliano –
L’Sbu, il servizio segreto ucraino, ha dichiarato di aver smantellato una rete di spionaggio legata all’intelligence militare ungherese, un’operazione che sembra uscita da un copione della Guerra Fredda. Due ex militari ucraini, un uomo e una donna, sono stati arrestati con l’accusa di aver passato informazioni sensibili ai loro referenti ungheresi in cambio di denaro. Se le accuse saranno confermate, rischiano l’ergastolo.
Secondo l’Sbu, gli agenti operavano nella regione della Transcarpazia, al confine con l’Ungheria, con un compito preciso: raccogliere dati sulle difese militari ucraine, terrestri e aeree, e sondare l’umore della popolazione locale rispetto a un’ipotetica presenza di truppe ungheresi. Un’operazione che, se vera, suggerisce non solo un’attività di intelligence, ma anche una possibile preparazione a scenari ben più inquietanti. Budapest ha risposto a muso duro: la TeK, il servizio di controspionaggio ungherese, ha arrestato una presunta spia ucraina nella capitale, in quella che appare come una ritorsione calcolata.
Ma dietro questa spy story c’è molto più di un semplice gioco di spie. È il riflesso di un conflitto geopolitico, culturale e identitario che oppone due vicini con visioni inconciliabili.
Un rapporto minato da anni
Le tensioni tra Ucraina e Ungheria non sono nate ieri. Viktor Orbán, il premier ungherese, ha costruito la sua carriera politica su un mix di nazionalismo, pragmatismo e provocazioni calcolate. Mentre l’Ucraina di Volodymyr Zelensky si è lanciata in una corsa verso l’integrazione euroatlantica, cercando nell’Ue e nella Nato un’ancora di salvezza contro la Russia, l’Ungheria di Orbán ha scelto una strada diversa. Membro di entrambe le organizzazioni, Budapest si è spesso posta come una spina nel fianco dell’establishment occidentale, opponendosi agli aiuti militari a Kiev, mantenendo canali aperti con Mosca e rallentando il percorso ucraino verso l’Ue.
Il 24 aprile 2025, Orbán ha ribadito la sua posizione in un post su Facebook: “L’adesione dell’Ucraina all’Ue mette in pericolo tutto ciò che abbiamo costruito. Non lasciamo che gli ungheresi vengano scavalcati!”. Dietro questa retorica ci sono preoccupazioni concrete: l’ingresso di Kiev nell’Ue potrebbe inondare il mercato europeo di prodotti agricoli ucraini a basso costo, danneggiando gli agricoltori ungheresi, e ridurrebbe la quota di fondi europei destinati a Budapest. Ma la posta in gioco non è solo economica.
Al centro della disputa c’è la regione della Transcarpazia (o Zakarpattya), un’area al confine tra i due Paesi che ospita una minoranza ungherese di circa 150.000 persone, pari al 12% della popolazione locale secondo stime pre-conflitto. Questa comunità, che vive in villaggi e città dove l’ungherese è spesso la lingua dominante, è diventata un simbolo per Budapest. Per Orbán, difendere i diritti linguistici e culturali di questa minoranza è una questione di identità nazionale, ma anche un’arma politica per esercitare pressione su Kiev.
Le tensioni si sono acuite nel 2017, quando l’Ucraina ha approvato una legge sull’istruzione che promuove l’uso dell’ucraino nelle scuole, anche in quelle frequentate dalle minoranze. Per la comunità ungherese questa misura è stata percepita come un tentativo di assimilazione forzata, un attacco alla propria lingua e cultura. Budapest ha reagito con durezza, accusando Kiev di discriminazione e bloccando alcune iniziative ucraine in seno alla Nato, come le riunioni della Commissione Nato-Ucraina.
La Transcarpazia non è solo un problema culturale. La regione è strategicamente importante: confina con quattro Paesi Nato (Ungheria, Slovacchia, Polonia e Romania) ed è un punto di transito per gasdotti e infrastrutture critiche. Inoltre, la presenza di una minoranza ungherese ha alimentato speculazioni, spesso esagerate, su possibili ambizioni territoriali di Budapest. Sebbene non ci siano prove concrete di un piano ungherese per annettere la regione, le accuse di spionaggio e i sondaggi sulla reazione della popolazione a un’ipotetica presenza di truppe ungheresi gettano benzina sul fuoco.




