di Enrico Oliari

Incontrando a Bruxelles, in occasione del Consiglio europeo Esteri informale, il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, il Pesc (Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue) Josep Borrell ha insistito sul fatto che i missili forniti dai paesi dell’Unione Europea devono essere utilizzati “senza restrizioni contro obiettivi militari russi”, ovvero che “Le armi che abbiamo dato all’Ucraina devono essere pienamente utilizzabili e le restrizioni devono essere rimosse per permettere agli ucraini di prendere di mira i luoghi da cui partono gli attacchi russi. Altrimenti le armi sono inutili”. Kuleba ha chiesto ulteriori armi, anche perché mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si pavoneggia degli attacchi in Russia e dei territori occupati nella regione di Kursk, la situazione del fronte interno “è difficile”, con i russi che prendono villaggio dopo villaggio e oggi sono arrivati alla nella città strategica di Chasiv Yara.

La Commissione europea più guerrafondaia e asservita agli Usa di sempre vuole quindi aumentare in modo decisivo il livello degli scontri avallando gli attacchi nel territorio russo, un’iniziativa che potrebbe provocare una crescente reazione di Mosca.

Borrell ha anche informato che “Abbiamo già trasferito 1,4 miliardi” di euro sequestrati dai beni russi congelati, ed anche in questo caso c’è da aspettarsi una misura simmetrica da est.

Ad opporsi a Borrell è stato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il quale ha fatto sapere che “Ogni Paese è libero di decidere come è giusto utilizzare le armi inviate all’Ucraina. Noi abbiamo inviato soprattutto armi difensive: adesso stiamo per inviare la nuova batteria Samp-T, che è difensiva e non può essere utilizzata in territorio russo. Ribadiamo che noi non siamo in guerra con la Russia, la Nato non è in guerra con la Russia quindi per l’Italia rimane la posizione di utilizzare le nostre armi all’interno del territorio ucraino”.