di Giuseppe Gagliano –
L’intelligence militare ucraina (GUR) ha rivelato che tra i componenti di fabbricazione straniera rinvenuti nei moderni sistemi d’arma russi compare, per la prima volta, anche un dispositivo prodotto in India. Si tratta di un “buffer per orologi” fabbricato dalla Aura Semiconductor, azienda con sede a Chennai, identificato tra circa 200 componenti elettronici analizzati in sei distinti sistemi d’arma in uso dalle forze russe.
Questa scoperta non è solo una curiosità tecnologica: rappresenta un nuovo tassello nello sforzo di Mosca per aggirare l’assedio tecnologico occidentale, imposto dalle sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina. Dopo anni di predominanza di componenti statunitensi o europei, ora è l’Asia, e in particolare la Cina, a rifornire le filiere russe. L’India, in questo contesto, appare più come un anello secondario, potenzialmente inconsapevole, ma non per questo meno strategico.
Le analisi dell’intelligence di Kiev non si limitano al componente indiano. Gli esperti ucraini hanno catalogato dispositivi di origine cinese nei droni “Shahed” (ribattezzati “Geran-2” in Russia), nei missili balistici nordcoreani KN-24, nel sofisticato Kh-47 Kinzhal, fino ai droni Supercam S350, Gerbera e Zala. In una delle antenne anti-jamming più recenti, solo due dei quindici micro-componenti risultano americani; il resto parla cinese, e in alcuni casi le scritte sulle schede elettroniche lo dichiarano esplicitamente.
Non è un dettaglio. È la dimostrazione concreta della nuova architettura del potere globale: l’isolamento tecnologico dell’Occidente sta spingendo Russia, Cina, Iran, Corea del Nord e, involontariamente o no, anche altri attori asiatici a costruire un sistema parallelo. L’India, storicamente legata alla Russia per l’approvvigionamento di armi, è oggi in fase di riallineamento: avvicinamento tattico all’Occidente, ma relazioni economiche con Mosca che restano solide.
Mentre il presidente Modi chiede una soluzione diplomatica al conflitto, il commercio con Mosca non si arresta. La scoperta del componente Aura Semiconductor è la spia di un dilemma più ampio: è possibile essere neutrali in un mondo in frantumi?
Nel frattempo, in un altro angolo d’Europa, le repubbliche baltiche e la Polonia chiedono a gran voce un rafforzamento dei confini orientali dell’UE. Il progetto del “muro dei droni”, un’infrastruttura di sorveglianza avanzata contro minacce ibride, non ha ottenuto i fondi europei richiesti, ma Vilnius e Tallin non si arrendono. Il loro sforzo si inserisce in un mosaico difensivo più ampio: mine antiuomo e anticarro, droni da ricognizione, barriere elettroniche.
Anche in questo caso il nodo è sempre lo stesso: l’Europa sta costruendo confini fisici e digitali non solo per contenere una minaccia militare convenzionale, ma per respingere la penetrazione ibrida, fatta di migrazioni forzate, disinformazione, sabotaggi, che arriva da est. La Russia, apparentemente assediata, sta invece rafforzando i suoi tentacoli. Con l’aiuto di un mondo che non si riconosce più nella dicotomia est-ovest.












