di Guido Keller –
Ai governi di Ungheria e Slovacchia, già apertamente critici sul sostegno finanziario europeo all’Ucraina, si aggiunge ora la Repubblica Ceca. Il primo ministro ceco Andrej Babis ha annunciato che Praga non assumerà alcun nuovo impegno per il finanziamento di Kiev, segnando un’ulteriore frattura all’interno dell’Unione europea sul dossier ucraino.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Babis ha spiegato che la decisione è legata alle difficoltà economiche interne del Paese. «Abbiamo anche concordato con il primo ministro belga che la Commissione europea dovrebbe trovare altri modi per finanziare l’Ucraina. La nostra tesoreria è vuota e dobbiamo destinare ogni corona che abbiamo alle necessità dei nostri cittadini», ha scritto.
La presa di posizione del leader ceco rafforza il blocco dei governi europei che si oppongono a un ulteriore aumento degli aiuti diretti a Kiev. Il premier ungherese Viktor Orban e quello slovacco Robert Fico avevano già espresso in più occasioni la loro contrarietà, sostenendo che il peso economico del conflitto stia ricadendo in modo eccessivo sui bilanci nazionali.
Il partito di Babis, ANO, ha vinto le elezioni parlamentari in Repubblica Ceca lo scorso ottobre, conferendo al primo ministro un mandato politico forte in una fase di crescente pressione economica e inflazione. La sua posizione riflette un orientamento sempre più diffuso in alcuni Paesi membri, dove l’opinione pubblica chiede di privilegiare le spese interne rispetto agli impegni internazionali.
La dichiarazione arriva in un momento delicato per l’Unione Europea, impegnata a trovare nuove risorse per sostenere l’Ucraina nel lungo periodo. La Commissione europea è chiamata ora a individuare soluzioni alternative che possano aggirare il veto o la riluttanza di alcuni Stati membri, evitando al contempo una spaccatura politica più profonda all’interno del blocco.
Mentre proseguono i combattimenti sul terreno e i tentativi diplomatici per un cessate-il-fuoco restano incerti, il fronte europeo appare sempre meno compatto sul sostegno finanziario a Kiev, aprendo nuovi interrogativi sulla strategia comune dell’Unione nel conflitto.












