di Alessandro Pompei –
La vicenda di Viktoriia Roshchyna, la giornalista morta nel 2024 nelle carceri russe e il cui corpo è stato, come riporta l’Ukrainska Pravda, restituito solo nei giorni scorsi con segni di torture e senza alcuni organi, appare più complessa di quanto sembri. Effettivamente sono stati restituiti diversi corpi, inclusi quelli di soldati ucraini dilaniati dall’artiglieria, e alcuni di questi cadaveri sono rimasti sepolti per mesi, in avanzato stato di decomposizione. Il corpo in questione ad esempio risultava sepolto da ottobre.
I russi hanno ufficialmente restituito un cadavere “irriconoscibile”, descritto come maschile e appartenente a un soldato. Solo in seguito, grazie a un test del DNA, le autorità ucraine hanno comunicato attraverso il filo-governativo Ukrainska Pravda che si trattava del corpo della giornalista Roshchyna.
Nel quadro del conflitto e della guerra di propaganda è davvero difficile avere una situazione chiara, anche perché i russi non avrebbero avuto interesse a uccidere e torturare una figura nota in patria e all’estero, come pure è vero che ora potrebbero restituire il vero cadavere e ridicolizzare gli ucraini.
I giornalisti occidentali possono operare in Russia o nei territori occupati del Donbass, previa richiesta di un’apposita autorizzazione, e le autorità russe a detta degli stessi lasciano una sostanziale autonomia, purché si resti ben dietro alle line di contatto. Ma di fatto è anche vero che Viktoriia Roshchyna è scomparsa nel luglio 2023, nell’ultima comunicazione con la famiglia c’è stata il 3 agosto 2023 dove confermava d’aver passato i controlli di confine, e soltanto ad aprile 2024 le autorità russe hanno confermato la sua detenzione, denunciandone la morte nell’ottobre 2024, morte che sarebbe avvenuta, stando ai russi il 19 settembre 2024.
Proprio perché è in corso una morbosa guerra di propaganda è necessario essere prudenti su notizie di questo genere, specialmente se comunicate da organi e da media che non certo brillano per imparzialità.











