di Guido Keller –
La richiesta d’arresto del politico ucraino Oleksiy Chernyshov ha acceso nuovi fari sulla lotta alla corruzione in Ucraina, mettendo in rilievo tensioni interne al governo e la delicatezza della situazione istituzionale in tempo di guerra. Chernyshov, che è stato ministro e dirigente di spicco, è ora al centro di un’inchiesta che coinvolge contratti energetici statali e presunti flussi illeciti di denaro.
Già governatore della regione di Kiev e ministro per le Comunità e lo Sviluppo Territoriale, Chernyshov è stato a capo della Naftogaz Ukraini e in seguito vice primo ministro e ministro per l’Unità nazionale, dal dicembre 2024 al luglio di quest’anno.
Stando alle accuse, sarebbe stato destinatario di oltre 1,2 milioni di dollari e circa 100mila euro in contanti, tramite un’organizzazione criminale che operava nel settore energetico. Avrebbe partecipato a una cosiddetta “lavanderia” di denaro, dove i proventi delle tangenti venivano ripuliti e poi reinvestiti, collegata al settore nucleare statale della Energoatom e a contratti dell’energia.
Chernyshov nega le accuse, e la sua posizione dovrà essere verificata nel dettaglio in un processo che appare complesso e politicamente sensibile.
La richiesta di arresto è stata mossa dall’Autorità anticorruzione Nabu, che recentemente il presidente Volodymyr Zelensky voleva mettere sotto il controllo del governo, salvo poi fare marcia indietro sotto pressione della piazza.
Gli sviluppi delle indagini e delle decisioni giudiziarie saranno un banco di prova: non solo per Chernyshov e per gli imputati, ma anche per lo Stato ucraino e per la fiducia che la comunità internazionale ripone nelle sue riforme.




