
di Giuseppe Gagliano –
Per il quarto giorno consecutivo migliaia di persone sono scese in piazza a Kiev per contestare non la guerra contro la Russia, ma la gestione del conflitto da parte dei vertici politici e militari. Le manifestazioni, nate dopo le dimissioni del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, chiedono il suo ritorno e le dimissioni del comandante in capo Oleksandr Syrskyi, ritenuto da molti il principale responsabile di una strategia che continua a privilegiare l’impiego della fanteria rispetto all’innovazione tecnologica.
Alle proteste partecipano militari, reduci, familiari dei soldati e cittadini. Tra le richieste figurano un maggiore impiego dei droni, la riforma dell’esercito, una migliore tutela dei militari e la possibilità per i soldati di denunciare inefficienze e abusi senza subire conseguenze disciplinari.
Fedorov è diventato il simbolo di un modello di modernizzazione fondato su tecnologie digitali, produzione nazionale di sistemi senza pilota e maggiore flessibilità organizzativa. Al contrario, Syrskyi viene identificato con una struttura di comando centralizzata e con metodi operativi giudicati da una parte dell’opinione pubblica poco adatti a una guerra sempre più tecnologica. Sebbene questa contrapposizione semplifichi una realtà più complessa, riflette il crescente malcontento verso la conduzione del conflitto.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha cercato di contenere la crisi incontrando separatamente Fedorov e Syrskyi e nominando nuovi responsabili per il settore della tecnologia militare e della sicurezza. Le nuove designazioni puntano a rafforzare il coordinamento, ma evidenziano anche la difficoltà di mantenere una catena decisionale efficace in una fase particolarmente delicata della guerra.
Le manifestazioni mettono in discussione l’immagine di compattezza nazionale costruita dal governo dall’inizio dell’invasione russa. I manifestanti non chiedono negoziati o una resa, ma un esercito più moderno, capace di ridurre le perdite attraverso una maggiore integrazione tra innovazione tecnologica e organizzazione militare.
La vicenda assume anche una rilevanza economica. L’Ucraina dispone di un settore industriale dei droni in crescita e di competenze tecnologiche avanzate, ma la frammentazione degli acquisti, la burocrazia e le rivalità tra istituzioni rallentano l’impiego operativo delle nuove capacità. Una maggiore autonomia produttiva potrebbe ridurre la dipendenza dagli aiuti occidentali e migliorare l’efficienza dello sforzo bellico.
Per Zelensky la gestione della crisi rappresenta un passaggio politicamente delicato. Mantenere l’attuale vertice militare rischia di alimentare ulteriormente il malcontento, mentre un eventuale cambio ai vertici sarebbe interpretato come un riconoscimento delle critiche emerse nelle piazze. L’evoluzione delle proteste potrebbe quindi incidere non solo sull’organizzazione delle forze armate, ma anche sulla stabilità politica del Paese in una fase decisiva del conflitto.











