di Giuseppe Gagliano –
La guerra in Ucraina sta vivendo una nuova fase, caratterizzata dall’uso crescente di droni d’attacco e da dinamiche regionali che potrebbero alterare gli equilibri dell’intero conflitto. Nelle ultime ore le forze armate russe hanno lanciato una serie di attacchi coordinati con veicoli aerei senza pilota (UAV), utilizzando lo spazio aereo bielorusso per colpire il nord dell’Ucraina, in particolare la regione di Zhytomyr.
Secondo il sito specializzato Militarnyi e diverse testimonianze locali raccolte il 13 luglio, numerosi droni russi sarebbero penetrati nello spazio aereo bielorusso la notte precedente, mantenendo la rotta verso sud prima di scendere rapidamente di quota e colpire i bersagli in territorio ucraino. Un video amatoriale girato sull’autostrada Slavgorod, e diffuso sui social network, mostra chiaramente un drone suicida Shahed sorvolare l’area a bassa quota.
Nonostante l’evidenza, le autorità bielorusse non hanno rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale. Un atteggiamento che secondo diversi analisti confermerebbe la tolleranza, o addirittura la complicità, di Minsk verso le operazioni russe. L’Ucraina, dal canto suo, accusa la Bielorussia di “cedere la propria sovranità a Mosca” trasformandosi in una base avanzata per l’aggressione militare contro Kiev.
Le precedenti incursioni di droni Geran-2 (versione russa dello Shahed-136 iraniano) avevano già mostrato la debolezza, o la mancata volontà, dei sistemi di difesa bielorussi nell’intercettare questi velivoli.
In risposta l’Ucraina ha intensificato l’uso di sistemi avanzati di guerra elettronica per disturbare i segnali GPS dei droni russi. Secondo un rapporto dell’ISW (Institute for the Study of War), Kiev sarebbe riuscita a deviare alcuni UAV Shahed verso lo spazio aereo russo e bielorusso, trasformando così le armi di Mosca in un boomerang potenzialmente letale.
Ma l’offensiva ucraina non si limita al cielo. Il 10 luglio, una potente esplosione ha colpito un gasdotto nella città russa di Langepas, nella Siberia occidentale. Secondo l’intelligence di Kiev, il gasdotto danneggiato alimentava impianti militari nelle regioni industriali di Chelyabinsk, Orenburg e Sverdlovsk. La distruzione della condotta ha causato una perdita immediata stimata in oltre 1,3 milioni di dollari, mentre le riparazioni richiederanno settimane a causa della complessità logistica dell’area paludosa.
L’attacco al gasdotto segue un’azione simile avvenuta a marzo nei pressi di Vladivostok, dove esplosioni simultanee hanno danneggiato infrastrutture energetiche critiche, inclusi impianti militari sul Mar del Giappone. Questi episodi confermano la strategia di Kiev di colpire la catena di approvvigionamento energetico della Russia, considerata la linfa vitale del suo complesso militare-industriale.
Non meno simbolica è stata la distruzione, l’11 luglio, di un sistema di difesa aerea Pantsir-S1 nella regione di Kharkiv. Il 429mo battaglione ucraino di droni “Achilles” ha pubblicato un video che mostra l’attacco preciso, che ha annientato un sistema del valore di circa 14 milioni di dollari insieme a un carro armato e un veicolo blindato da trasporto truppe.
Questa intensificazione degli scontri conferma che la guerra in Ucraina non è più confinata a un mero confronto sul campo: si è trasformata in una partita ad alto rischio, con droni, sabotaggi e incursioni che minacciano di coinvolgere sempre più attori regionali. L’utilizzo dello spazio aereo bielorusso da parte di Mosca potrebbe rappresentare un preludio a un maggiore coinvolgimento di Minsk nel conflitto, con conseguenze imprevedibili per la stabilità dell’Europa orientale.
Per Kiev la capacità di colpire il cuore logistico russo rappresenta una forma di resistenza asimmetrica. Ma per Mosca queste azioni potrebbero giustificare un’ulteriore escalation. Il rischio è che la guerra, già lunga e devastante, si allarghi ben oltre i confini ucraini.




