Ucraina. Druzhba torna operativo: Zelensky riapre il dossier energetico con Budapest

di Giuseppe Gagliano –

L’annuncio di Volodymyr Zelensky sul ripristino dell’oleodotto Druzhba entro fine aprile segna un passaggio che va oltre la dimensione tecnica: è una mossa politica rivolta a Europa, Ungheria e Russia, nel pieno della guerra. L’infrastruttura, simbolo dell’eredità energetica sovietica, continua a rappresentare uno snodo cruciale tra sicurezza, economia e rapporti di forza nel continente.
Il ripristino, anche solo parziale, conferma una realtà difficile da aggirare: nonostante il conflitto, l’Ucraina resta legata ai flussi energetici europei e non può interromperli completamente. Druzhba diventa così parte di una negoziazione permanente tra esigenze militari, stabilità economica e dinamiche politiche interne all’Unione Europea.
La riattivazione arriva in una fase di cambiamento politico a Budapest, dopo la fine dell’era Viktor Orban. Per Kiev si apre uno spiraglio: negli ultimi anni l’Ungheria aveva spesso ostacolato le decisioni europee sull’Ucraina, rallentando sanzioni e aiuti. Con Peter Magyar il tono potrebbe diventare più dialogante, ma senza una svolta radicale. La nuova leadership punta a un nazionalismo pragmatico, meno ideologico ma comunque attento agli interessi ungheresi, inclusa una posizione cauta sull’adesione ucraina all’UE.
In questo contesto, Druzhba assume un doppio ruolo. Da un lato è uno strumento di pressione, dall’altro diventa un segnale di affidabilità: Kiev vuole mostrarsi non solo come destinatario di sostegno, ma come partner capace di garantire stabilità energetica. Una mossa che potrebbe favorire un riavvicinamento con Budapest, se percepita come contributo concreto alla sicurezza regionale.
Resta però centrale il ruolo della Russia. Anche con la riattivazione dell’oleodotto, Mosca continua a essere un attore inevitabile nei flussi energetici e negli equilibri politici. Il nuovo governo ungherese si muove con cautela, cercando di prendere le distanze dall’allineamento precedente senza rompere del tutto i rapporti con il Cremlino, in linea con la tradizionale prudenza dell’Europa centrale.
L’intera vicenda evidenzia una fragilità strutturale dell’Europa: dopo anni di guerra, il continente non è ancora riuscito a svincolarsi completamente dalle infrastrutture e dalle dipendenze energetiche del passato. Druzhba resta la prova concreta di una separazione incompleta e politicamente complessa.
La guerra, in questo scenario, non cancella le interdipendenze ma le trasforma. Il ripristino dell’oleodotto diventa così parte di una strategia più ampia: riaprire margini politici in Europa centrale, ridurre le tensioni con l’Ungheria e ribadire il ruolo dell’Ucraina come nodo essenziale della sicurezza continentale, anche mentre combatte per la propria sovranità.