di Tommaso Conte –
I più interessati all’andamento delle operazioni militari in Ucraina hanno avuto modo, in diverse occasioni, di notare il manifestarsi di una particolare casistica nel quadro tattico, operativo e a volte anche strategico tipica di varie fasi contraddistinte della guerra. L’inesorabile avanzata russa e i tipi di dottrine militari messe in atto dal presidente Volodymyr Zelensky ed il comandante in capo dell’esercito Syrsky, sono come sempre strutturate sul concetto di difesa ad oltranza. Anche adesso, nonostante l’esercito di Kiev si trovi prossimo ad un collasso in diversi settori del fronte, i comandi ucraini proibiscono tassativamente qualsiasi tentativo di ritirata strategica. Elementi dell’organizzazione Pravy Sektor ed Azov, completamente integrati nell’esercito, svolgono zelantemente (dalle retrovie) operazioni di polizia militare nei confronti dei militari regolari impegnati al fronte, impedendo a questi ultimi di abbandonare le posizioni anche con metodi piuttosto brutali, nonostante le rotazioni per il riposo o il congedo dei militari siano ormai praticamente inesistenti come anche le possibilità di una qualsivoglia vittoria.
Talvolta capita persino che i militari ucraini riescano a prendere possesso di qualche chilometro quadrato di territorio il quale, oltre ad essere completamente privo di importanza tattica, viene comunque inglobato di nuovo dall’esercito russo nel corso di fulminee avanzate. Alla resistenza accanita ucraina si contrappone l’impostazione da difesa che ancora adesso contraddistingue l’assetto militare russo, contribuendo a rendere la guerra sfiancante, logorante e a volte frenetica in tutte le direzioni della linea di contatto. Questa peculiarità dicotomica crea al fronte una situazione paradossale che ha molto a che vedere con la psicologia di guerra, sia per quanto riguarda l’attaccante che l’esercito schierato in difesa di varie roccaforti.
L’esercito russo attua spesso manovre di aggiramento e accerchiamento delle forze ucraine residue. Ultimamente è accaduto nella cittadina di Kurakhove, ormai ben dietro la linea di contatto; accade a Chasiv Yar, a Pokrovsk e naturalmente presso il ridotto territoriale nell’oblast russo di Kursk, che l’esercito di Zelensky si ostina ad occupare. I russi, oltre ad aver reso il piccolo territorio una voragine distruttiva per i militari ucraini ed i foreing fighter, ha per ora evitato di attuare operazioni controffensive in grande stile, preferendo aggirare il contingente nemico con un’operazione ad anello che per ora si spinge a sud della zona occupata e si svolge quindi nelle zone confinarie dell’oblast di Sumy.
Non andare alla ricerca di uno scontro diretto permette a Mosca di risparmiare tempo, uomini, materiale e tra l’altro di migliorare la situazione tattico-operativa per un’avanzata che avverrebbe in ogni caso. Nonostante l’inevitabile avanzata russa, le forze ucraine momentaneamente appostate vuoi in quel che resta di una città, vuoi in territori più o meno difendibili completamente circondati da laghi o fiumiciattoli, evitano momentaneamente la distruzione totale, quasi volessero perseguire risultati di carattere di prestigio mediatico o morale. Il ripetersi di questa drammatica coreografia bellica potrebbe avere un’ulteriore conferma nell’area limitrofa a Pokrovsk: in queste ore l’esercito ucraino è impegnato a respingere i tentativi russi di avanzare verso alcuni piccoli villaggi limitrofi, ma già verso sud i russi si attestano nel villaggio di Zvirove.
Le forze russe aggirano sempre più quelle ucraine nella zona dell’anello difensivo del Donbass e quindi Slaviansk, Kramatorsk, Lyman e Kostantinyvka, si stanno per ritrovare a chilometri e chilometri dietro rispetto le altre zone della linea di contatto e della cosiddetta ‘’fascia grigia’’. In vista di operazioni militari di maggiore rilievo aventi come obiettivo principale le città del Donetsk o Karkov quale sarebbe la risposta occidentale?




