di Enrico Oliari –
Fra pochi giorni si terrà, salvo contrario avviso, il secondo round di colloqui di Istanbul sulla crisi ucraina, e il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato in conferenza stampa che “ci stiamo preparando”.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto disponibile a un incontro a tre con il collega russo Vladimir Putin e quello statunitense Donald Trump, e ha insistito che “se Putin non se la sente, possiamo fare anche un bilaterale o agire in qualsiasi formato, io sono pronto”.
Tradizionalmente, prima di arrivare al coinvolgimento dei vertici, a lavorare sono gli sherpa che preparano il terreno, e difatti Peskov ha risposto che “un incontro del genere dovrà essere il risultato di accordi concreti tra le delegazioni ucraina e russa”. Il portavoce ha anche espresso un ringraziamento alla “parte americana e personalmente al presidente Donald Trump” per l’impegno finalizzato a una pace da raggiungersi in tempi rapidi.
Sono infatti diversi i nodi da sciogliere prima dell’incontro tra capi di Stato, a cominciare dai motivi alla base dell'”Operazione speciale”, cioè dell’invasione dell’Ucraina: la rinuncia dell’adesione alla Nato, che comporterebbe il dispiegamento di basi e di forze ostili a Mosca lungo un confine di 1576 km; la questione della presenza di gruppi dichiaratamente neonazisti che dal 2014 compiono stragi e bombardano il Donbass, come denunciato dall’Osce; la tutela delle minoranze etniche. Su quest’ultimo punto è tornato ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale ha affermato che “abbiamo insistito sull’abrogazione delle leggi discriminatorie. Nonostante gli accordi di Minsk-II prevedessero le autonomie di Lugansk e di Donetsk sul modello dell’Alto Adige, il governo di Kiev ha chiuso la stampa in lingua russa, ha interdetto l’uso del russo nei pubblici uffici e ha chiuso le scuole in lingua russa.
La Reuters ha riportato una propria fonte secondo cui “Putin sarebbe pronto alla pace, ma non a qualsiasi prezzo”: di certo saranno elementi imprescindibili sono la neutralità dell’Ucraina, la revoca delle sanzioni e lo stop dell’allargamento della Nato ad est, com’era stato previsto negli anni Novanta.
Sui movimenti degli sherpa c’è da segnalare, come ha riportato lo stesso Zelensky, che il ministro della Difesa ucraino Umerov ha chiamato il mediatore russo Vladimir Medinsky per chiarire l’avanzamento dei lavori sul memorandum per il cessate-il-fuoco e che il capo dell’SVR (servizi segreti) Sergei Naryshkin ha confermato alla Tass la possibilità di un incontro con il capo della Cia.




