di Enrico Oliari –
Un ucraino di 49 anni, indicato come Serhii K., è stato arrestato dai Carabinieri a San Clemente, in provincia di Rimini, su mandato di cattura europeo emesso dalla Procura di Karlsruhe in quanto ritenuto essere uno del commando che nel 2022 fece saltare con un attentato dinamitardo i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, vicino all’isola di Bornholm.
L’uomo era in vacanza in Italia con la famiglia nonostante la guerra in corso in patria, e stando alle accuse mosse dalla Germania “è fortemente sospettato di aver causato collettivamente un’esplosione con esplosivi, di sabotaggio anticostituzionale e di distruzione di edifici”. In pratica di terrorismo, una parola che i media europei faticano ad utilizzare nel politically correct.
Il Nord Stream 1 trasportava 55 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo verso la Germania, per la precisione da Vyborg a Winterhall per una lunghezza di 1.222 km, mentre il Nord Stream 2 non era ancora entrato in funzione. Gli impianti sono stati sabotati nel settembre 2022: nel clima russofobico inizialmente il dito è stato puntato contro la Russia, ma poi si è appreso gradualmente che a colpire è stato un commando di cui un sospettato, verso il quale la Germania aveva emesso un mandato d’arresto europeo, era fuggito in Ucraina dal territorio polacco a bordo di un’auto di proprietà dell’ambasciata ucraina in Polonia.
L’esplosione del gasdotto ha liberato in atmosfera 150mila di tonnellate di gas metano, con gravi danni ambientali essendo questo un potente gas serra.
Le indagini condotte da Svezia e Danimarca sono state chiuse nel febbraio 2024 senza l’identificazione di responsabili, come c’era da aspettarsi. Al contrario la Germania, che per la costruzione dell’infrastruttura aveva speso una montagna di miliardi, non ha mai abbandonato la presa.
Resta da capire perché l’Ucraina ha voluto distruggere un’importante infrastruttura europea e oggi fa il diavolo a quattro per entrare in Unione Europea.




