di Giuseppe Gagliano –

La morte di Anastassia Berezovska, cittadina ucraina di 39 anni sospettata di aver preso parte a un tentativo di attentato contro un oligarca nel Principato di Monaco, apre nuovi interrogativi sulle operazioni clandestine legate al conflitto ucraino. La donna è stata ritrovata senza vita in un bosco a circa sessanta chilometri da Kiev, uccisa con diversi colpi d’arma da fuoco e sepolta nel tentativo di cancellarne le tracce.

Secondo la stampa ucraina, ripresa da CNEWS, per l’omicidio sono indagati Vladyslav Reut, indicato come appartenente alla Direzione generale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino, e Vitalii Zhykovych, ex membro del Servizio di sicurezza dell’Ucraina. Entrambi avrebbero ammesso il proprio coinvolgimento, ma al momento non esistono elementi che dimostrino un ordine proveniente dalle autorità di Kiev. La presenza di uomini legati, attualmente o in passato, ai servizi di intelligence conferisce però alla vicenda una rilevanza politica oltre che giudiziaria.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Berezovska, ricercata a livello internazionale dopo il fallito attentato di Monaco, avrebbe cercato di nascondersi cambiando identità e ricevendo denaro e criptovalute per finanziare la propria latitanza. Il 3 luglio sarebbe stata convinta a salire sull’auto dei due sospettati con la promessa di essere trasferita in un luogo sicuro. Il viaggio si sarebbe invece concluso in una zona boschiva nei pressi di Yuriv, dove la donna sarebbe stata uccisa, sepolta e privata dei propri effetti personali, successivamente gettati in un lago.

La dinamica alimenta il sospetto che Berezovska fosse diventata un soggetto scomodo perché in possesso di informazioni sensibili. Nel mondo dell’intelligence chi conosce reti operative, finanziatori o intermediari può trasformarsi rapidamente in un rischio da eliminare. Resta tuttavia aperta anche l’ipotesi che i due uomini abbiano agito autonomamente, nell’ambito di un regolamento di conti o di un’iniziativa non autorizzata.

L’intera vicenda si inserisce nel contesto della guerra in Ucraina, che dal 2022 ha favorito la sovrapposizione tra operazioni militari, sabotaggi, controspionaggio, traffici clandestini e rivalità interne agli apparati di sicurezza. In questo scenario diventa sempre più difficile distinguere tra azioni riconducibili allo Stato e iniziative condotte da singoli agenti o reti informali.

Anche il ruolo del Principato di Monaco assume un significato strategico. Centro finanziario frequentato da imprenditori e grandi patrimoni provenienti dalla Russia, dall’Ucraina e dall’Europa orientale, rappresenta uno dei luoghi in cui interessi economici, sanzioni internazionali e attività dei servizi segreti si intrecciano. Un attentato contro un oligarca in questo contesto dimostrerebbe come le conseguenze della guerra si estendano ben oltre il fronte militare, investendo anche le principali piazze finanziarie europee.

Per Kiev il caso rischia di avere un costo diplomatico significativo. Anche senza prove di un coinvolgimento diretto dello Stato, la presenza di uomini collegati ai servizi di intelligence tra i principali sospettati alimenta dubbi sulla capacità di controllo delle strutture di sicurezza. Al tempo stesso, la vicenda offre alla Russia un argomento di propaganda per rafforzare la narrativa sulle presunte operazioni extragiudiziali ucraine.

Il caso Berezovska conferma infine come la guerra tra Russia e Ucraina si combatta sempre più anche nell’ombra. Sabotaggi, attentati, operazioni clandestine, attività di intelligence e omicidi mirati stanno trasformando l’Europa in uno spazio dove il confine tra guerra e pace appare sempre più sfumato e dove un episodio apparentemente criminale può avere profonde conseguenze strategiche e diplomatiche.