di Giuseppe Gagliano –
Il licenziamento del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov da parte del presidente Volodymyr Zelensky apre una delicata fase politica in Ucraina, facendo emergere tensioni interne proprio mentre il Paese continua a fronteggiare l’offensiva russa. La rimozione del ministro, considerato il promotore della modernizzazione tecnologica delle forze armate, ha provocato proteste a Kiev e in altre città, un evento insolito in un Paese sottoposto alla legge marziale.
Fedorov era identificato con il processo di innovazione dell’apparato militare ucraino attraverso la digitalizzazione, l’impiego massiccio di droni, la razionalizzazione degli appalti e l’utilizzo dei dati per migliorare l’efficienza operativa. La sua uscita viene interpretata da una parte dell’opinione pubblica come un arretramento delle riforme a favore di una gestione più tradizionale delle forze armate.
Alla base della crisi vi sarebbe il contrasto con il comandante in capo Oleksandr Syrskyi. Il confronto riflette due differenti visioni della guerra: da un lato un modello fondato sull’innovazione tecnologica e sulla rapidità decisionale, dall’altro un’impostazione più gerarchica e convenzionale della conduzione delle operazioni. Una frattura che arriva mentre l’Ucraina continua a soffrire la carenza di personale e deve ottimizzare ogni risorsa disponibile.
Sul piano militare, Kiev ha dimostrato di poter colpire obiettivi in profondità nel territorio russo, danneggiando infrastrutture energetiche e logistiche. Tuttavia questi successi non modificano gli equilibri sul fronte orientale, dove le forze russe mantengono una superiore disponibilità di uomini e mezzi e continuano a esercitare una pressione costante.
Secondo diverse indiscrezioni, Fedorov potrebbe essere sostituito dall’attuale ministro dell’Interno Ihor Klymenko, una scelta che rafforzerebbe ulteriormente il controllo della presidenza sugli apparati della sicurezza. Il nuovo esecutivo guidato da Sergii Koretskyi ha indicato tra le priorità il rafforzamento dell’industria della difesa, il sostegno alle forze armate e la preparazione del Paese a una nuova stagione di attacchi russi contro le infrastrutture energetiche.
La crisi rischia di avere ripercussioni anche sull’economia di guerra. Negli ultimi anni Fedorov aveva favorito lo sviluppo dell’industria ucraina dei droni e una maggiore collaborazione tra istituzioni, imprese e settore tecnologico. La sua uscita potrebbe rallentare alcuni programmi industriali e alimentare incertezze tra i partner occidentali che finanziano la produzione militare e sostengono economicamente Kiev.
Anche sul piano internazionale gli sviluppi saranno osservati con attenzione. La Russia potrà sfruttare politicamente le tensioni interne ucraine, mentre gli alleati occidentali valuteranno l’impatto del rimpasto sulla capacità di gestione degli aiuti militari, sulla trasparenza degli appalti e sulla continuità delle riforme. In una guerra di logoramento, la coesione politica e l’efficienza delle istituzioni rappresentano infatti un elemento strategico tanto quanto la disponibilità di armamenti e munizioni.




