Ucraina. Istituita a l’Aja la Commissione internazionale per i danni di guerra

di Giuseppe Gagliano

Con l’istituzione della Commissione internazionale per i danni di guerra in Ucraina, l’Europa prova a trasformare il conflitto in un terreno anche giuridico e patrimoniale. Si tratta di una scelta politica di lungo periodo: affermare che la guerra non produce solo vittorie o sconfitte militari, ma anche responsabilità economiche destinate a pesare per decenni. L’obiettivo dichiarato è chiaro: attribuire alla Russia il costo della distruzione dell’Ucraina, stimato dalla Banca Mondiale in oltre cinquecento miliardi di dollari, cifra destinata a crescere.
La Commissione nasce all’Aia, luogo simbolico della giustizia internazionale, e si inserisce in un meccanismo già avviato con il Registro dei danni creato nel 2023. Non promette risarcimenti rapidi, né potrebbe farlo. Promette però qualcosa di diverso: la costruzione di un archivio giuridico sistematico delle perdite subite, che trasformi la devastazione in atti, cifre e responsabilità formalizzate.
Il punto più delicato riguarda il finanziamento dei risarcimenti. L’ipotesi di utilizzare i beni russi congelati in Europa segna un passaggio sensibile nella storia del diritto internazionale. Non si tratta solo di sanzioni, ma di una potenziale espropriazione a fini riparatori. Per Mosca è una linea rossa, definita illegale e destinata a provocare ritorsioni. Per l’Unione Europea è invece un precedente che potrebbe ridefinire il rapporto tra sovranità statale e responsabilità per danni di guerra.
Qui si misura la distanza tra principio e realtà. La Commissione può validare le richieste, ma non garantire il pagamento. In altre parole, produce titoli di credito morali e giuridici che potranno essere riscossi solo in presenza di un accordo politico più ampio o di un mutamento dei rapporti di forza.
Il progetto europeo si scontra con un paradosso classico. Da un lato, l’idea che senza giustizia non possa esserci una pace duratura. Dall’altro, la possibilità che un futuro accordo di cessate il fuoco includa amnistie o compromessi che attenuino la portata delle responsabilità. Le precedenti proposte statunitensi di amnistia per i crimini di guerra mostrano quanto questo equilibrio sia fragile.
In questo senso, la Commissione è anche uno strumento di pressione negoziale. Serve a ricordare che la fine dei combattimenti non chiuderà automaticamente il conto della guerra. Al contrario, lo terrà aperto, incidendo sul futuro economico e diplomatico della Russia.
Sul piano geopolitico, l’iniziativa rafforza l’allineamento europeo con Kiev, ma introduce anche un elemento di autonomia strategica rispetto agli Stati Uniti. L’Europa si assume il ruolo di garante della memoria giuridica del conflitto, mentre Washington resta concentrata sulla gestione politica e militare della fine della guerra.
Dal punto di vista geoeconomico, il messaggio è altrettanto chiaro: la guerra non è solo distruzione immediata, ma produzione di debito politico ed economico. Un debito che può condizionare investimenti, accesso ai mercati e rapporti finanziari per una generazione.
La Commissione per i danni di guerra non fermerà i missili né ricostruirà le città ucraine nel breve periodo. Ma introduce un’idea destinata a pesare nel tempo: la guerra non si chiude quando tacciono le armi, bensì quando si chiudono i conti. E quei conti, per l’Europa, devono restare aperti finché non saranno saldati.