Ucraina. Kiev attacca con i missili occidentali, Mosca colpisce le infrastrutture energetiche

di Giuseppe Gagliano

Le forze russe hanno bombardato duramente in queste ore le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, in risposta al recente attacco ucraino contro obiettivi strategici in Russia, condotto con missili ATACMS statunitensi e Storm Shadow britannici. L’impiego di armi occidentali sofisticate rappresenta un’ulteriore escalation in un conflitto che da quasi tre anni ridefinisce gli equilibri geopolitici globali. La risposta russa, annunciata dal Ministero della Difesa di Mosca, sottolinea come la guerra non si limiti più ai confini ucraini, ma stia diventando una questione che coinvolge direttamente il territorio russo, alimentando tensioni che potrebbero estendersi ben oltre la regione.
L’impiego da parte di Kiev di sistemi d’arma avanzati forniti dall’Occidente ha mutato significativamente la dinamica del conflitto. I missili ATACMS e Storm Shadow, capaci di colpire bersagli a lunga distanza con alta precisione, sono un chiaro segnale del crescente coinvolgimento di Stati Uniti e Regno Unito nella difesa dell’Ucraina. Tuttavia, questa scelta non è priva di conseguenze. Mosca ha definito l’attacco un’aggressione diretta, attribuendo agli “sponsor occidentali” di Kiev la responsabilità dell’escalation.
La risposta russa, che include l’abbattimento dei missili e droni lanciati, non si è limitata a un’azione difensiva. La minaccia di azioni future dimostra la determinazione del Cremlino a non lasciare che questi episodi si ripetano senza conseguenze.
Il conflitto russo-ucraino si è evoluto in una guerra ibrida che combina battaglie sul campo, attacchi informatici e scontri diplomatici. La capacità di Kiev di colpire in profondità nel territorio russo — fino a 1.100 chilometri — rappresenta una svolta strategica che mette in discussione la sicurezza delle infrastrutture critiche russe. Raffinerie, depositi di petrolio e impianti chimici diventano ora bersagli legittimi in una guerra che, di fatto, non ha più confini definiti.
Le dichiarazioni di Nikolai Patrushev, assistente del presidente russo Vladimir Putin, che prefigurano la possibile “cessazione dell’esistenza dell’Ucraina” entro il 2025, aggiungono ulteriore gravità alla situazione. Questa retorica non solo inasprisce il conflitto, ma lascia intendere che Mosca considera l’Ucraina un campo di battaglia in cui si decide il futuro dell’ordine globale.
L’imminente insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca introduce un elemento di incertezza nella gestione del conflitto. Le dichiarazioni del presidente eletto, che ha annunciato un incontro con Putin e una possibile revisione del ruolo statunitense in Ucraina, potrebbero ridisegnare le priorità geopolitiche di Washington.
Nel frattempo l’Unione Europea cerca di rafforzare il proprio impegno verso Kiev, con Emmanuel Macron che esplora l’ipotesi di schierare truppe di pace. Questo movimento dimostra la volontà europea di colmare eventuali vuoti lasciati da un cambiamento di rotta americano.
La guerra in Ucraina ha raggiunto una nuova fase, in cui i confini tra guerra convenzionale e confronto globale diventano sempre più sfumati. Con la Russia che controlla un quinto del territorio ucraino e l’Occidente determinato a sostenere Kiev, la possibilità di una soluzione negoziata appare remota.
Il rischio di un’escalation ulteriore è alto. Mentre Mosca intensifica i suoi attacchi e Kiev riceve supporto sempre più sofisticato dall’Occidente, il conflitto continua a essere il centro di una partita geopolitica che coinvolge le grandi potenze.
Le settimane e i mesi a venire saranno cruciali per definire non solo l’esito del conflitto, ma anche il futuro degli equilibri globali. Per ora, il campo di battaglia resta l’unico luogo dove le decisioni sembrano avere un peso reale.